“L’architettura dei Capannoni” il 29 marzo incontro al Palazzo del Governatore

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Curato dall’Area della Rappresentazione del Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università, in concomitanza con la mostra “I Capannoni a Parma – Storie di persone e di città” realizzata con il Centro Studi Movimenti e con il contributo di Comune di Parma, Mibact e Regione Emilia-Romagna

PARMA – Sarà una panoramica sulla storia e l’architettura dei “Capannoni”, gli edifici ultrapopolari realizzati a Parma nei primi anni Trenta del Novecento, l’incontro in programma per martedì 29 marzo alle 17 al Palazzo del Governatore.

L’appuntamento si svolge in concomitanza con la mostra I Capannoni a Parma – Storie di persone e di città, aperta fino al 25 aprile, curata dall’Università di Parma e dal Centro studi movimenti con il contributo del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Parma nell’ambito delle attività di Parma Capitale della Cultura 2020+21.

Nell’incontro L’architettura dei Capannoni, che avrà come relatori i docenti dell’Area di Rappresentazione del Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università, saranno analizzate le vicende architettoniche e urbanistiche che hanno condotto la città di Parma tra fine Ottocento e inizio Novecento ad arrivare alla realizzazione prima dei Piani di Risanamento in epoca fascista e poi ai Capannoni, fino alla loro sostituzione e al condizionamento successivo sulla città contemporanea.

L’origine dei Capannoni è intimamente legata a un momento specifico della storia di Parma: allo sventramento del “riottoso” Oltretorrente (“colpevole” delle Barricate del 1922) da parte del regime fascista e al conseguente spostamento di molte famiglie in caseggiati ultrapopolari dalla forma a capanna (di qui il nome) in zone periferiche (a sud Via Navetta, a ovest il Cornocchio, a nord Via Verona, Via Venezia, Via Toscana, il Paullo, ad est il Castelletto; tutte aree di bassissimo valore economico). Tanti alloggi affiancati, sormontati da un unico tetto a due falde (a capanna appunto): moduli abitativi per 4-6 persone di dimensioni molto ridotte (4,5 m x 5 m), dotati solo di una stufa e inizialmente senza acqua corrente (4 lavatoi e quattro latrine erano poste all’esterno, alla fine dell’edificio, a servizio di oltre 20/22 alloggi).

I relatori dell’incontro saranno i componenti del gruppo di docenti che hanno condotto la ricerca, affrontata attraverso l’analisi e l’elaborazione di un amplissimo apparato storico-iconografico: Paolo Giandebiaggi, Chiara Vernizzi, Andrea Zerbi, Maria Evelina Melley, Andrea Maiocchi, Sandra Mikolajewska, Alessandra Gravante e l’arch. Virginia Villani.

Le relazioni affronteranno il tema dei Capannoni di Parma come una lezione urbanistica da non dimenticare.

È indubbio, infatti, che molti degli insediamenti popolari del dopoguerra siano stati collocati nei luoghi in cui furono costruiti precedentemente i Capannoni o nelle loro immediate vicinanze, e la rappresentazione grafica delle sovrapposizioni urbanistiche è lì a dimostrarlo.

Le Amministrazioni comunali dopo la Liberazione si sono fatte carico della “vergogna dei Capannoni” anche se, viste le difficoltà economiche del Paese, si è dovuto attendere il 1957-58 per vedere realizzate le prime case popolari che hanno consentito la progressiva demolizione dei Capannoni e la sistemazione delle persone in alloggi dotati finalmente di cucina e di bagno completamente allestito.

L’incontro si terrà nell’auditorium Carlo Mattioli, a fianco della mostra in cui sono esposti disegni, progetti, piani urbanistici e immagini di architettura, molte delle quali provenienti dall’Archivio Storico Comunale e dall’Archivio di Stato, e la ricostruzione in scala 1:1 di un alloggio arredato, per rendere ancora più realistica l’esperienza espositiva.