Con la danza di Boris Charmatz e di Afshin Varjavandi
A Teatri di Vita, Bologna, 18 settembre-6 dicembre
La stagione teatrale autunnale di Teatri di Vita è un invito alla “allegria”, che nasconde i richiami alle allegrie amare di Ungaretti (che intitolò così la raccolta poetica alla fine della Grande Guerra) e Lucio Dalla (Quale allegria). È un richiamo che invita a osservare i nostri tempi amari, attraverso lo sguardo degli artisti e delle artiste che rileggono miti del passato e vicende contemporanee. In programma, 12 spettacoli dal 18 settembre al 6 dicembre, a Teatri di Vita nella piazzetta Sergio Secci 1 (ex via Emilia Ponente 485), all’interno del Parco Pierangelo Bertoli di Bologna.
Sarebbe da chiedersi quale allegria
nel tempo storico che invoca
laudato si’ per nostre sore armi,
e muri e genocidi, e legge del più forte,
“facendo finta che la gara sia
arrivare in salute al gran finale”,
tenendosi aggrappati a un’immagine,
a un desiderio, a una certezza
prossima a svanire, come un reel,
come ogni certezza di questi anni,
e confidare nell’intelligenza artificiale,
nella rivoluzione sociale,
nel proclama neoliberale,
nel diluvio universale.
Ma poi sarebbe da chiedersi se l’allegria
non sia altro che quella del poeta
reduce d’altre guerre, fami, editti,
che plasmava la sua e nostra “allegria”
osservando che si sta come d’autunno
sugli alberi le foglie.
La stagione inizia con la Casa di bambola di Elsinor (18-20 settembre), che raccoglie i frammenti della riflessione sui generi. La regista Ivonne Capece porta il testo di Ibsen dall’epopea dell’emancipazione femminile a un contemporaneo viaggio nell’inquietudine maschile post-abbandono e nella virilità smarrita. Il 3 e 4 ottobre va in scena Francesco. Cantico per creature di Andrea Adriatico per Eva Robin’s, che interpreta la preghiera “Laudato si'”: lo spettacolo, che ha debuttato al Todi Festival e ha il patrocinio del Comitato per l’ottavo centenario della morte di San Francesco, è un dialogo ideale con un altro Francesco, il papa che mette in guardia dalle ferite dei nostri tempi. L’incontro con la grande danza internazionale porta in scena uno dei maestri della coreografia francese, Boris Charmatz con il suo Muette (13 ottobre), che riporta lo sguardo sull’umanità, in un silenzio che si apre su paesaggi interiori.
Postremos del Teatro del Loto (23-25 ottobre) reinterpreta il testo di Harold Pinter Il calapranzi, riscritto da Xhuliano Dule, in chiave femminile, sullo sfondo di un tempo attuale sempre più inquietante e catastrofico, con la regia di Stefano Sabelli. A seguire, doppio appuntamento con il mito di Medea, prima con l’originale prospettiva del circo contemporaneo e del linguaggio del clown intrecciato alla scrittura di Christa Wolf, grazie alla Me.dea di Manicomics TeatroCirco (27-28 ottobre), e subito dopo con la Medea killer di Akròama (30 ottobre-1 novembre) in una riscrittura di Lelio Lecis che si incunea nella solitudine dell’eroina straniera e matricida.
Il coreografo iraniano Afshin Varjavandi ci porta con Mohábbat (Sull’Iran) (3 novembre) a riflettere sul concetto di cura e di famiglia, in una prospettiva che abbraccia il suo Paese d’origine e dialoga con il nostro. C’è invece aria di Russia con lo spettacolo di Valerio Pietrovita ispirato a una delle opere più potenti di Dostoevskij, L’idiota prodotto da Galleria Toledo (6-8 novembre), in equilibrio tra dolore, farsa e grottesco. A seguire, ritorna la danza con Subversive Bodies di Andrea Zardi (17 novembre), indagine sulla cultura del clubbing e del posing. Tape – La registrazione (20-22 novembre), dramma tesissimo sul concetto di verità, sull’amicizia e sulle relazioni: un progetto di Amadio/Fornasari del Teatro Filodrammatici di Milano, sul testo del drammaturgo americano Stephen Belber.
Ci porta a rievocare il dramma dei desparecidos lo spettacolo del Teatro Libero di Palermo Pedro e il capitano(27-28 novembre) dello scrittore uruguaiano Mario Benedetti, con la regia di Lia Chiappara: uno scontro dialettico serrato e impalcabile. La stagione si conclude con il tentativo di una soluzione costruttiva, attraverso la socialità e la comunità, con il progetto di teatro partecipativo Le sedie di Stalker Teatro (4-6 dicembre), che vede il coinvolgimento di tutti gli spettatori in una performance di arte e teatro.
L’attività di Teatri di Vita – Centro di produzione teatrale è realizzata con il contributo di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna | Settore Cultura e Creatività.
L’abbonamento complessivo alla stagione è di 89 euro. Oltre ai normali biglietti intero e ridotto, sono previsti il biglietto “under 25” a 10 euro e il biglietto “under 18” a 5 euro.
SCHEDE
venerdì 18 settembre 2026, ore 21
sabato 19 settembre 2026, ore 20
domenica 20 settembre 2026, ore 17
Casa di bambola
da Henrik Ibsen
regia Ivonne Capece
adattamento drammaturgico Mattia Favaro
interpreti Maria Laura Palmeri, Pasquale Montemurro, Stefano Braschi
scene Micol Vighi, Ivonne Capece
luci Ivonne Capece
costumi e concept visivo Micol Vighi
sound designer Simone Arganini
direzione Tecnica e disegno luci Rossano Siragusano
L’opera più scandalosa di Ibsen in una regia affilata come un rasoio che capovolge la prospettiva: non solo l’epopea dell’emancipazione femminile, ma un viaggio nell’inquietudine maschile post-abbandono. Nora se n’è andata. La porta si è chiusa da ore. Ma Torvald è ancora lì, a rimettere insieme i cocci della propria virilità smarrita. Nell’immaginaria prima lunga notte da solo, ripercorre tra ricordi ed incubi i passi che lo hanno portato fino a lì. Cosa resta di un uomo quando il suo ruolo sociale, affettivo e identitario va in frantumi? In un Casa di bambola rovesciato da una regia tagliente e dallo stile aspro e spregiudicato del giovane Mattia Favaro, Ivonne Capece capovolge lo sguardo sull’opera più nota di Ibsen, trasformandola in un sequel contemporaneo, un viaggio dentro l’inquietudine maschile dopo l’emancipazione femminile: un’esposizione chirurgica delle fragilità dell’uomo, sospese tra patriarcato in decomposizione e desiderio (forse tardivo) di rinascita. La sonorità evocativa di Simone Arganini ci avvolge in una spirale, tra tango e minacciosi voli d’uccelli alla Hitchcock, e ci trascina in un mondo interiore saturo di rimpianto, frustrazione e domande irrisolte, nel quale il femminile libero appare come una Gorgone mostruosa.
Ivonne Capece, che due anni fa aveva diretto Frankenstein a Teatri di Vita, concepisce i suoi lavori al confine tra teatro di parola, performance fisica, happening e nuovi linguaggi tecnologici. I suoi progetti Thinking blind e Lucy sono stati finalisti alla Biennale College Teatro nel 2021 e 2022. Due anni fa ha fondato il Lucy Festival, e attualmente dirige il Teatro Fontana di Milano.
sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026, ore 21
Francesco. Cantico per creature
Adriatico per Eva Robin’s
presenza Claudia Scuro
scene e costumi Andrea Barberini, Giovanni Santecchia
tecnica Simona Dell’Aquila, Mirko Porta
apporto Gloria Guida, Francesco Iacobino, Simona Pavone
cura Anas Arqawi, Federica My, Saverio Peschechera, Giulia Serinelli
produzione Teatri di Vita
con il contributo di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna
con il sostegno di ABA Lecce – Accademia di Belle Arti di Lecce
con il patrocinio del Comitato Nazionale San Francesco 1226-2026 per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco di Assisi
durata 40′
posti limitati
Il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi diventa un cantico “per” creature nella lettura di Andrea Adriatico, che affida al corpo e alla voce di Eva Robin’s l’emozionante “Laudato si'” dedicato al creato. Lo spettacolo, che ha debuttato al Todi Festival, unisce l’immagine del Francesco antico e di quello contemporaneo – papa Bergoglio – con la riflessione sulle parole della prima poesia italiana.
Che cos’è un Cantico per creature? Non una celebrazione del passato. Non una semplice rilettura del Cantico delle Creature. Ma un dialogo tra due epoche che si guardano a distanza di ottocento anni attraverso uno stesso nome: Francesco. Tra queste due figure non esiste soltanto un’eredità spirituale. Esiste una stessa intuizione: riconoscere che nessuno vive da solo e che ogni esistenza è parte di una relazione più ampia. C’è una potente risonanza nell’immagine che ha segnato il pontificato di Papa Francesco e la memoria del nostro tempo: la sera del 27 marzo 2020, quando Francesco attraversò da solo la pioggia di Piazza San Pietro durante la pandemia. In quel gesto sembravano incontrarsi il Santo e il Pontefice, il passato e il presente. Un uomo solo che parlava a un mondo improvvisamente consapevole della propria fragilità.
Il titolo sceglie volutamente la formula Cantico per creature. Non un canto sulle creature, ma un canto rivolto alle creature di oggi. Agli esseri umani e ai paesaggi feriti. A chi cerca una casa, una comunità, un riconoscimento. A chi vive la guerra, il cambiamento, la differenza, la vulnerabilità come esperienza quotidiana. In questo dialogo ideale tra Francesco d’Assisi e Papa Francesco, il Cantico diventa una lingua comune che attraversa il tempo e parla al nostro presente. Una lingua fatta di cura, di rispetto e di responsabilità reciproca. Perché forse la più grande eredità contenuta in quel nome — Francesco — è proprio questa: ricordarci che siamo tutti parte della stessa fragile e meravigliosa comunità di creature. (Andrea Adriatico)
Andrea Adriatico, fondatore di Teatri di Vita nel 1993, è regista teatrale e cinematografico, e docente di cinema all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Con i suoi spettacoli esplora le urgenze dei tempi contemporanei, confrontandosi con la politica, lo sradicamento, i diritti e i generi. I suoi ultimi lavori sono a teatro Sette bambine ebree di Caryl Churchill e Il piacere I di Gabriele D’Annunzio, e al cinema Gli anni amari (biopic su Mario Mieli) e il docufilm La solitudine è questa dedicato a Tondelli.
Eva Robin’s è attrice e modella. Esordisce nel cinema nel 1979, dove è stata diretta, tra gli altri, da Dario Argento, Damiano Damiani, Alessandro Benvenuti, Maurizio Nichetti e Simona Izzo. Debutta a teatro nel 1993 con La voce umanadi Jean Cocteau, diretta da Andrea Adriatico per il quale è in scena in numerosi altri spettacoli, tra cui Il frigo di Copi, Giorni felici di Samuel Beckett e Jackie e le altre di Elfriede Jelinek. Sempre in teatro ha recitato in Otto donne e un mistero (regia di Claudio Insegno), Tutto su mia madre (Leo Muscato), Le allegre comari di Windsor (Andrea Chiodi), Le serve (Veronica Cruciani).
martedì 13 ottobre 2026, ore 21
Muette
coreografia e interpretazione Boris Charmatz
assistente alla coreografia Magali Caillet Gajan
luci Yves Godin
direttore tecnico Fabrice Le Fur
tecnico delle luci Germain Fourvel
vicedirettrice di Terrain Hélène Joly
sviluppo e realizzazione dei progetti Lucas Chardon, Martina Hochmuth, Briac Geffrault, Lola Serre
produzione e distribuzione Terrain
con il sostegno di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels, Cango Centro produzione della danza Firenze, CND – Centre national de la danse, Chaillot – Théâtre national de la Danse, Charleroi danse, Festival d’Avignon, ImPulsTanz Vienna International Dance Festival, Kunstenfestivaldesarts, MC93 – Maison de la Culture de Seine-Saint-Denis, Le Phénix – Scène nationale de Valenciennes, Romaeuropa Festival, Sadler’s Wells, Tainan Arts Festival, Tanztheater Wuppertal Pina Bausch
con il sostegno di La Chartreuse de Villeneuve-lez-Avignon – Centre national des écritures du spectacle
con la collaborazione di La Briqueterie CDCN du Val-de-Marne, Centre Pompidou-Metz, Espace Pasolini – Valenciennes, le Gymnase CDCN – Roubaix Hauts-de-France
Terrain è sostenuto dal Ministère de la Culture – DRAC Hauts-de-France e dalla Région Hauts-de-France
Boris Charmatz | Terrain è associato alla costellazione della Maison de la Culture d’Amiens e a Phénix Scène Nationale de Valenciennes
contiene scene di nudo; sconsigliato ai minori di 16 anni
Boris Charmatz, tra le figure più influenti della danza internazionale, presenta un assolo intimo e radicale che lavora sulla danza come atto essenziale, trasformando il silenzio e il non detto in gesto. Muette riduce al minimo ogni elemento scenico per lasciare emergere una coreografia minimalista che tuona nel silenzio. Il movimento nasce dall’ascolto del corpo e delle sue vibrazioni più profonde e segrete. Un’immersione in una sorta di intimità, che si aggrappa alla pelle. Una creazione stupefacente, chesvela un paesaggio interiore di presenze invisibili ma condivise. Una danza che arde silenziosamente.
Muto
Senza parole
Una danza di stupore, di emozioni represse
Silenzio radio
Ascolto
Un silenzio di morte
Ogni minuto di silenzio
Danzare furtivamente, senza emettere alcun suono
Uno spettacolo in una cristalleria
Apnea
Un dramma di silenzio
Incapace di reagire, impotente a parlare, testo cancellato
Danza viscerale, nudità vulnerabile, attesa insormontabile
Danza anecoica, amore duro, obliterazione, assenza di riflessione
Calma, calma, calma.
Boris Charmatz,danzatore, coreografo e ideatore di progetti sperimentali, si afferma nel 1993 come una figura di spicco della danza contemporanea francese con À bras-le-corps, un duetto creato insieme a Dimitri Chamblas. Le sue opere, tra cui Aatt enen tionon (1996), enfant (2011) e 10000 gestes (2017), sono state presentate in tutto il mondo. Al suo lavoro sono state dedicate retrospettive al Museum of Modern Art di New York, alla Tate Modern di Londra e al Festival d’Automne di Parigi. Dal 2019, con la compagnia Terrain, continua a interrogare e mettere in discussione i fondamenti della propria disciplina. Dal 2022 al 2025 è direttore del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch. Nel 2024 è stato “Artiste Complice” della 78ª edizione del Festival d’Avignon.
venerdì 23 ottobre 2026, ore 21
sabato 24 ottobre 2026, ore 20
domenica 25 ottobre 2026, ore 17
Postremos
di Emilia Agnesa, Xhuliano Dule
con Bianca Mastromonaco, Eva Sabelli
e le canzoni di Erika Petti
ideazione e regia Stefano Sabelli
scene Michelangelo Tomaro
costumi Marisa Vecchiarelli
luci e audio Valerio Amedeo
produzione Teatri Molisani/Teatro del Loto
durata 70′
Tra la costruzione di un muro e la sua caduta, tra un’esplosione di Buddha e un attacco al cuore di New York, tra città svuotate dalla pandemia e una striscia di terra rasa al suolo; tra un millennio che si chiude e uno che si apre, tra canzoni di ieri e canzoni di oggi, tra un tempo che scorre e uno che non passa… In una stanza chiusa, senza finestre né orologi, due donne, Simone e Rosa, attendono istruzioni dal bar di sopra. Sono assassine, forse agenti segreti che non scelgono mai le loro vittime: eseguono ordini consegnati loro attraverso un montavivande. Le comande contengono sempre informazioni in codice sulla prossima vittima. Con l’ultima comanda la situazione precipita. In un climax di tensione emotiva nessuna delle due è disposta a sottomettersi alle richieste di un potere che le schiaccia da anni, forse secoli. Non resta che prepararsi alla sfida finale. Ma resta una domanda sospesa: c’è posto per entrambe nel futuro? Il nuovo spettacolo del Teatro del Loto, scritto da Xhuliano Dule ed Emilia Agnesa, è liberamente ispirato al Calapranzi di Harold Pinter.
Stefano Sabelli è fondatore e direttore del Teatro del Loto, in provincia di Campobasso. Attore e regista, ha portato a Teatri di Vita spettacoli come Figli di Abramo e Le Vie del Buddha, nell’ambito di un’intensa ricerca ed esplorazione artistica e culturale delle religioni e civiltà guardando l’Oriente e il suo rapporto con l’Occidente.
martedì 27 ottobre 2026, ore 21
mercoledì 28 ottobre 2026, ore 21
Me.dea
di Allegra Spernanzoni, Rolando Tarquini
con Allegra Spernanzoni
regia Rolando Tarquini
aiuto regia Leonardo Tanoni
luci Rolando Tarquini
consulenza tecnico-acrobatica Unknown Company
produzione Manicomics TeatroCirco
in collaborazione con Casa Clizia Aps
in collaborazione con Festival del Pensare Contemporaneo
tecnica Manicomics TeatroCirco
video NŌ STUDIO Piacenza
durata 80′
La tragedia di Medea si reinventa con il linguaggio del clown contemporaneo, in una tragicommedia ispirata al romanzo Medea. Voci di Christa Wolf, che non racconta il mostro ma la straniera, la diversa, la donna che si rifiuta di piegarsi al potere e per questo viene condannata.
Sul palco una figura fragile e potente, che trasforma la crudeltà del mito in poesia fisica, in paradosso comico, in un rito collettivo di smascheramento. Non più mostro assassino, ma straniera condannata da una città che non sa accoglierla, Medea diventa specchio delle nostre paure collettive e colpe collettive. Una scena essenziale, un corpo clownesco, più voci che maschere: dal grottesco al lirico, dal comico al tragico, per ridere e tremare nello stesso respiro. L’attrice non interpreta, invoca. Si fa cerimoniere di un racconto collettivo, ponte tra antico e contemporaneo. Una clown che diviene l’Anima di Medea in uno spettacolo che invita lo spettatore a ridere, e subito dopo a domandarsi: da chi abbiamo imparato a ridere? E di chi?
Manicomics, fondata nel 1985, è una compagnia di produzione, formazione e ricerca sul clown e sul circo contemporaneo, con prestigiose partnership come la Compagnia Finzi Pasca (Svizzera) e il Cirque du Soleil (Québec) e tournée internazionali in Europa, Asia, Africa, America. La poetica affonda le radici sulla pedagogia di Jacques Lecoq e sulla poetica del circo e del teatro di movimento.
venerdì 30 ottobre 2026, ore 21
sabato 31 ottobre 2026, ore 20
domenica 1 novembre 2026, ore 17
Medea killer
di Patrizia Filia, Lelio Lecis
regia e messinscena Lelio Lecis
con Tiziana Martucci
costumi Marco Nateri
spazio scenico Valentina Enna
assistente della regia Antonella Fiori
direzione tecnica Lele Dentoni
responsabile di produzione Julia Pirchl
amministrazione Santina Pau
foto Veronica Lampis
musiche Philip Glass e Olivier Casas
produzione Akròama
durata 50′
Medea è famosa nella storia come l’assassina dei suoi figli, con lo scopo di non dare una discendenza a Giasone, che l’aveva abbandonata. Ma Medea è molto di più: una donna forte e cinica, che voleva decidere della propria vita, liberandosi di chiunque la contrastasse. Una Medea diversa da quella che conosciamo nei testi classici: non più l’estroversa nipote del Sole, ma l’introversa figlia della Luna. Una donna sola, lunare, abbandonata a sé stessa, che racconta il suo primo incontro con Jason, il tradimento subito e la traccia tragica lasciata dietro di sé, dopo aver confuso la passione con l’amore. Il testo mette in scena due Medea: una più giovane e contemporanea, un’altra più legata alla Medea classica che parla con un linguaggio epico e potente. La prima ha l’animo pieno di luci e di suoni, quelli della sua lontana isola; la seconda, invece, lascia emergere tutta la furia e la follia da cui non riuscirà più a salvarsi. Una riscrittura intensa e contemporanea del mito, capace di parlare di emozioni assolute: amore, abbandono, rabbia, ossessione e desiderio di vendetta.
Akròama è la compagnia di teatro contemporaneo di Cagliari che il pubblico di Teatri di Vita ha già avuto occasione di conoscere, apprezzare e applaudire in passato, in spettacoli come La casa della madre, Stanza con giardino, Il paese del vento, Lo straniero e, più recentemente, Il deserto dei tartari dal romanzo di Buzzati. Dal 1977 la compagnia, fondata da Lelio Lecis, ha attraversato prestigiosi festival da Spoleto a Santarcangelo, da Edimburgo a Salisburgo. Attualmente gestisce a Cagliari il Teatro delle Saline.
sound editing Francesco Fiorucci Chiskee / Dromo Studio / Jacopo Cerolini POME
costumi Sara Lanzi, Afshin Varjavandi
prodotto e supportato da Astràgali Teatro • LaMaMa Umbria • LaMaMa etc. experimental theater ny
con il contributo di CentroDanza spazio performativo Perugia
durata 50′
Mohábbat è una parola persiana che significa “affetto, cura” e che Afshin Varjavandi identifica come fulcro della cultura da cui proviene, quella persiana , fino a rappresentare lo spirito della gente dell’Iran. Da questo fulcro parte l’indagine condotta dal coreografo e dai danzatori, che insieme diventano il simbolo di una “famiglia”, una delle tante, fuggite dal loro paese di origine, alla ricerca di nuove speranze e di un orizzonte libero e vitale.
In Iran e altrove nel mondo vengono da decenni istituzionalmente proibiti credi, diritti di espressione, di uguaglianza di genere, il progresso, l’emancipazione. Qual prezzo si paga quando si abbandona la propria terra di origine? Cosa si prova nell’iniziare un viaggio senza ritorno? I danzatori costruiscono in una danza eclettica, mista, fusione di gesto contemporaneo, movement research e tecnica urban, uno spazio sacro immaginario, una fortezza, o un rifugio, dove non esiste alcun tipo di prevaricazione e di crudeltà e nel quale, con affetto, invitano il pubblico a entrare.
Afshin Varjavandi inizia lo studio della danza a 14 anni, avvicinandosi in principio alla tecnica hip hop e agli stili urbani con i più grandi maestri internazionali, per poi esplorare le tecniche classica, contemporanea, modern jazz, body contact, floor contact. Astràgali Teatro nasce nel 1981 a Lecce, ha realizzato progetti artistici, spettacoli, attività in circa 30 paesi in tutto il mondo, anche in zone di conflitto.
venerdì 6 novembre 2026, ore 21
sabato 7 novembre 2026, ore 20
domenica 8 novembre 2026, ore 17
L’idiota
Circo di voci per attore solo
da Fëdor M. Dostoevskij
di e con Valerio Pietrovita
disegno luci e foto di scena Davide Scognamiglio
datore luci Sebastiano Cautiero
musiche e suoni Simone Ottaviano, Carla Pastore
voce Laura Popescu
elementi di scena Giuditta Papale
collaborazione ai costumi Daniela Montella,Yesey Cappelli
produzione Galleria Toledo
in collaborazione con Archètipo | Teatro Comunale Di Antella
con il sostegno di Le Belle Bandiere e del Centro Teatrale Umbro, Manovalanza
durata 70′
Il principe Myskin è l’idiota immaginato da Dostoevskij, un uomo ancora fanciullo catapultato in un mondo troppo adulto. La frase più celebre del romanzo è Mir spaset krasotà: “la bellezza salverà il mondo”, ciò che tenta di fare, senza successo, il suo protagonista. L’idea del protagonista nasce dalla volontà di dare vita a un alter ego del Cristo, un uomo del tutto buono, gettato nel proprio presente oscuro, fatto di delitti, funzionari corrotti, giovani nichilisti. Eppure, nel romanzo, c’è sempre un risvolto comico, tutto è filtrato da una lente quasi farsesca. Le vicende si susseguono come in un giallo o in una fiaba, ma in questo caso il principe non è ‘azzurro’, bensì povero, malato, goffo, a tratti grottesco, una sorta di Chaplin o Keaton ante litteram. La meta teatralità e i riferimenti all’attualità sono presenti già nel classico russo. E in controluce potrebbe trasparire anche l’attuale situazione dei teatranti, una categoria la cui condizione lavorativa ed economica in Italia non può che far riflettere o lasciare esterrefatti, magari anche un poco divertiti e far sussurrare a mezza voce, sotto i baffi: “idioti”.
Valerio Pietrovita, 33 anni, napoletano, incontra il teatro grazie alla regista Adriana Follieri, che segue come attore e aiuto regista. Dal 2017 lavora con Elena Bucci e Marco Sgrosso, con cui è in scena ne L’anima buona del Sezuan, La canzone di Giasone e Medea, La Romagnola, La casa dei Rosmer. È in scena nello spettacolo La Tempesta, regia di Alessandro Serra. Con il suo testo Palazzi di cristallo ha vinto il premio Nuove sensibilità 2.0 per autori campani under 40.
martedì 17 novembre 2026, ore 21
Subversive Bodies
coreografia Andrea Zardi
con Sara Capanna, Laura Chieffo, Riccardo De Simone
suono Cecilia Stacchiotti
drammaturgia Anna Menzel
produzione Cinqueminuti APS
durata 45′
prima nazionale
I corpi sfilano, uno dopo l’altro, per riprodurre pose sempre più complesse da sostenere. Sforzi titanici che si risolvono in accordi e sincronie progressive all’interno del gruppo… Subversive Bodies esplora i linguaggi del posing e del clubbingper comprendere il rapporto articolato tra sovresposizione del corpo e isolamento. Utilizzando l’immaginario estetico del bodybuilding, viene elaborata una partitura che evoca un rituale trasformazione collettiva. Lo spettacolo è il terzo e ultimo capitolo della trilogia Ecstasis, dopo Pulse (2020) e Subversive Body (solo, 2023): una ricerca che attraversa il clubbing come meta-linguaggio, rituale urbano di appartenenza, dissenso, affermazione che prende corpo.
Andrea Zardi ha danzato per la Lyric Dance Company, Nicoletta Cabassi/Lubber Das, Artemis Danza, Cie Willy Dorner, Hervè Chaussard, Teatro Regio Torino, Teatro Comunale di Bologna, Teatro Regio di Parma e nelle opere del Teatro La Scala di Milano. Dal 2016 ha iniziato un proprio percorso come coreografo, portando le sue creazioni in teatri e festival. Il pubblico di Teatri di Vita ha già avuto la possibilità di assisterer ad alcuni suoi progetti: Echea nel 2021 e l’anno scorso GRNDR_date no one. Inoltre, ha conseguito il Dottorato di ricerca a Torino nell’ambito del rapporto Studi di Danza e Neuroestetica, collabora con diverse università, e ha pubblicato studi su numerose riviste e accademiche.
venerdì 20 novembre 2026, ore 21
sabato 21 novembre 2026, ore 20
domenica 22 novembre 2026, ore 17
Tape – La registrazione
un progetto Amadio/Fornasari
di Stephen Belber
traduzione e regia Bruno Fornasari
con Tommaso Amadio, Camilla Pistorello, Umberto Terruso
assistente alla regia Stefano Palumbo
scene e luci Fabrizio Visconti
costumi Mirella Salvischiani
produzione Teatro Filodrammatici di Milano
durata 60′
In una stanza di motel, Jon, aspirante regista con degli ideali, incontra il suo vecchio amico Vince, un pompiere nevrotico e intossicato dall’alcol. I due non si vedono dai tempi del liceo. Tra battute e provocazioni, la conversazione prende una brutta piega: Vince insiste su un episodio del passato in cui Jon avrebbe avuto un rapporto sessuale ambiguo con Amy, allora fidanzata di Vince. Le cose si complicano quando Amy arriva nella stanza, inaspettatamente. Di fronte a lei, le versioni dei fatti si scontrano e vediamo tre persone raccontarsi la verità a turno, ognuno la propria. Tape è un testo teso e incalzante che scava nei meccanismi della memoria, nel bisogno di verità e nella violenza sotterranea dei rapporti affettivi. In un tempo in cui parole come consenso, abuso, colpa continuano ad occupare il dibattito pubblico, Stephen Belber firma un dramma contemporaneo essenziale e crudele, che mette a nudo le contraddizioni morali di una generazione, costringendo i personaggi, e con loro il pubblico, a chiedersi: cosa significa davvero assumersi la responsabilità di ciò che si è fatto, o che si è lasciato accadere?
Bruno Fornasari e Tommaso Amadio sono i direttori artistici del Teatro Filodrammatici di Milano. Bruno Fornasari è autore, regista, attore, formatore. Tra le collaborazioni internazionali, è stato associate director del musical Mamma Mia!ed è membro dell’Advisory Board di Ecole des Ecoles. Tra i testi pubblicati: N.E.R.D.s – sintomi con la prefazione di Pierfrancesco Favino, girotondo.com con quella di John Hodge La scuola delle scimmie, testo vincitore del Premio Nazionale Franco Enriquez, con quella di Lluis Pasqual. Tommaso Amadio è attore, regista e formatore; è stato diretto tra gli altri da Giampiero Solari, Ferdinando Bruni, Antonio Syxty, Corrado d’Elia. Ha scritto e diretto gli spettacoli E intanto Enea…, Iliade, la ballata di Tersite e Antigone: sulla democrazia senza esagerare.
venerdì 27 novembre 2026, ore 21
sabato 28 novembre 2026, ore 20
Pedro e il Capitano
di Mario Benedetti
regia e costumi Lia Chiappara
con Alessio Barone, Matteo Contino
produzione Teatro Libero di Palermo
durata 65′
Una stanza chiusa, un interrogatorio che si trasforma in qualcosa di più profondo: un duello fatto di parole, silenzi, logica e fratture, nell’opera scritta nel 1979 dal critico teatrale e drammaturgo uruguaiano Mario Benedetti per affrontare il tema dei desaparecidos. In scena, il potere si incrina, i ruoli si confondono, e ciò che resta è una relazione umana fragile, imprevedibile. Lo spettacolo, diretto da Lia Chiappara nel 2011 e qui riallestito, si snoda attorno alla relazione tra i due protagonisti, fatta di contrasti, dissonanze, inviti, tentativi di sopraffazione, fughe, ricordi, intuizioni e non detti. La parola, sempre presente, è argomentazione logica, sequenziale, sofferta, smozzicata, estrema. Una vera lotta dialettica durante la quale ogni cliché viene scardinato. I protagonisti si ritrovano uno di fronte all’altro, senza più maschere, ruoli, protezioni, né vittime né carnefici, ma semplicemente uomini, entrambi, senza la possibilità di giudicare perché entrambi dimostrano di essere fatti di luce e ombra, in una mescolanza cangiante in cui il bianco e il nero si sono amalgamati fino a perdersi. Prigionieri ciascuno dei propri deliri che finiscono, come le loro vite e destini, per incrociarsi, Pedro e il Capitano sono parti di ciascuno di noi, con i loro sentimenti, paure, interrogativi irrisolti, debolezze, miserie.
Lia Chiappara è attiva nel teatro fin dagli anni settanta, impegnata da tempo proprio al Teatro Libero di Palermo, grazie all’incontro con il fondatore Beno Mazzone, che la dirige in numerosi spettacoli di drammaturgia contemporanea. Dal 1996 inizia un proprio percorso di creazione come regista creando spettacoli sempre in confronto con la drammaturgia del 900 e la scrittura contemporanea, anche con testi scritti da lei.
venerdì 4 dicembre 2026, ore 21
sabato 5 dicembre 2026, ore 20
domenica 6 dicembre 2026, ore 17
Le sedie
concept Gabriele Boccaccini
musica originale Riccardo Ruggeri, Alberto Ezzu
con Adriana Rinaldi, Dario Prazzoli, Sara Ghirlanda, Erika De Crescenzo, Gigi Piana, Stefano Bosco, Elena Pisu, Anna Rinaldi
luci Andrea Sancio Sangiorgi
produzione Stalker Teatro
con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Comune di Torino
in collaborazione con Le Pôle scène conventionnée d’intérêt national; Mirabilia Festival – International Circus & Performing Arts
durata 60′
Le sedie, ispirato molto liberamente alle Città invisibili di Italo Calvino e a Le sedie di Eugène Ionesco, è una performance partecipativa di forte impatto visivo e musicale che unisce arte contemporanea e performance dal vivo. È un progetto aperto che si modifica a ogni rappresentazione. Un’azione dove le persone si possono incontrare al di là di qualsiasi condizionamento politico, sociale o culturale. Uno spazio di relazioni in cui tutti possono partecipare e diventare parte di una comunità creativa.
Stalker Teatro è attivo a Torino sin dal 1975 all’interno dei movimenti di controcultura del post-68. Negli anni ’80 prende il nome attuale, ispirato al celebre film di Tarkovskij, lavorando sui nuovi linguaggi sperimentali con ospiti e operatori dell’ex Ospedale Psichiatrico di Collegno/Grugliasco. Negli anni ’90 ha sviluppato importanti progetti con Michelangelo Pistoletto in Italia e in Europa presso festival, teatri, università, e musei d’arte contemporanea. Dal 2010 i lavori di Stalker Teatro, caratterizzati da uno stile distintivo a partire da progetti site-specific, happening ed eventi partecipati, sono stati presentati in molti festival in tutta Europa e Asia, e tre di essi sono stati visti anche a Teatri di Vita negli anni scorsi (La nebbia della lupa, Steli, Alter).