La ricorrenza del voto alle donne in Consiglio comunale

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Nella seduta di giovedì 1 aprile l’intervento di Caterina Liotti e il ricordo delle prime tre elette in Consiglio. In programma anche la votazione di 28 odg legati al Bilancio

MODENA – Il 75esimo anniversario della ricorrenza del primo voto alle donne, che fu il 31 marzo 1946 alle elezioni amministrative, sarà celebrato dal Consiglio comunale di Modena nella seduta di giovedì 1 aprile, nella quale saranno discusse anche le 28 mozioni d’indirizzo collegate al Bilancio di previsione 2021 – 2023, approvato la settimana scorsa dall’Assemblea.

Le attività sono convocate nell’aula consiliare, come di consueto nel rispetto delle disposizioni sanitarie contro la diffusione del Coronavirus, ma con la possibilità per i consiglieri di partecipare anche da remoto, collegandosi in teleconferenza. I cittadini possono seguire in diretta streaming i lavori connettendosi al sito istituzionale dell’ente (www.comune.modena.it/il-governo-della-citta).

La seduta inizia alle 13.30 con l’appello, seguito dalla discussione degli ordini del giorno: i temi principali sono quelli legati agli effetti dell’emergenza sanitaria da Coronavirus, alla mobilità, all’ambiente, alla famiglia e alla sicurezza. È previsto un unico dibattito per tutte le mozioni.

La discussione si interromperà alle 16 per lasciare spazio alla celebrazione dei 75 anni del voto alle donne, nelle prime elezioni in Italia a suffragio universale. Dopo l’introduzione del presidente del Consiglio Fabio Poggi, ad approfondire il tema sarà Caterina Liotti, storica del Centro documentazione donna, che traccerà anche il profilo di tre “Madri della Res Publica” modenesi: Beatrice “Bice” Ligabue, Clelia Manelli e Ilva Vaccari. Partigiane, nel 1946 furono elette tutte e tre in Consiglio comunale, prime donne a ricoprire un ruolo politico istituzionale e in Consiglio si potrà ascoltare anche la loro testimonianza diretta attraverso la lettura degli scritti che hanno lasciato.

Originaria del cuneese, Beatrice “Bice” Ligabue lavorava nel negozio di tessuti di famiglia, nel centro di Modena. Si avvicinò alla politica da ragazza e, dopo il Congresso di Livorno, partecipò alla costituzione della federazione modenese del Partito comunista, di cui nel 1922, prima donna in Italia, divenne segretaria. L’anno successivo fu arrestata e processata a Roma, insieme ad altri militanti tra i quali anche il futuro sindaco Alfeo Corassori. Durante la Resistenza, la sua casa divenne un rifugio per i partigiani. A guerra finita, nel 1945, fu eletta nel Comitato provinciale dell’Unione donne italiane e, nel 1946, in Consiglio comunale, dove rimase fino al 1951.

Clelia Manelli, nata nel 1917, proveniva da una famiglia antifascista di idee anarchiche ed era maestra elementare. Nel 1942 si sposa con Oscar Righi, militare di carriera, da cui ha tre figli, e lavora a Montefiorino. Durante la Resistenza si trasferisce a Modena e opera come staffetta del Comando della divisione Modena Pianura con lo pseudonimo di Clara. Nel 1945 entra a far parte della Giunta popolare del Cln locale per seguire le attività assistenziali e, nel 1946, viene eletta tra le fila del Pc in Consiglio comunale, dove resta fino al 1956, ed è tra le fondatrici dell’Udi.

Nata a Modena nel 1912, Ilva Vaccari partecipò attivamente alla Resistenza. Iscritta al Psiup, nel 1946 viene eletta in Consiglio comunale e nel 1947 aderisce al partito di Saragat. Dopo aver fondato l’asilo “Giacomo Matteotti”, dagli anni Cinquanta si dedica alla ricerca storica e diventa la prima archivista dell’Istituto storico della Resistenza. Autrice di numerosi saggi, tra i quali “Villa Emma” e “La donna nel ventennio fascista”, fu nominata Cavaliere della Repubblica per meriti letterari.