Bologna

La città dei vivi il 18 e 19 dicembre all’Arena del Sole di Bologna

La città dei vivi – Foto Luca Del Pia

BOLOGNA – Teatro Arena del Sole

Via dell’Indipendenza 44, Bologna 

18 e 19 dicembre 2025

Sala Leo de Berardinis

giovedì e venerdì ore 20.30

Ivonne Capece, Nicola Lagioia

La città dei vivi

liberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia
regia, video e adattamento drammaturgico Ivonne Capece

interpreti Sergio Leone, Daniele Di Pietro, Pietro De Tommasi, Cristian Zandonella
interpreti in video Tindaro Granata, Arianna Scommegna, Pasquale Montemurro, Marco Té, Samuele Finocchiaro, Stefano Carenza, Pietro Savoi, Lorenzo Vio, Ioana Miruna, Penelope Sangiorgi, Barbara Capece, Luigi de Luca, Pietro Gennuso, Giuseppina Manaresi, Olmo Broglia Anghinoni
scene Rosita Vallefuoco
assistente alla scenografia Michele Lubrano Lavadera
videomaking e regia video Ivonne Capece
costumi e concept visivo Micol Vighi
sound designer Simone Arganini
assistente alla regia Micol Vighi
assistenti volontari  Pasquale Montemurro, Barbara Capece, Luigi de Luca
light designer Luigi Biondi
riprese Antar Corrado
post-produzione video Domenico Parrino
responsabile di produzione Nadia Fiorio
responsabile tecnico  Rossano Siragusano
prodotto da Elsinor Centro di Produzione Teatrale, TPE Teatro Piemonte Europa, Teatri di Bari,

Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro di Sardegna

durata 1 h e 45 minuti

Tra linguaggi digitali e performance live, la regista e digital artist Ivonne Capece trasforma il romanzo La città dei vivi di Nicola Lagioia in uno spettacolo teatrale, in scena all’Arena del Sole il 18 e 19 dicembre. La visual artist Micol Vighi, fondatrice e componente della compagnia bolognese Sblocco5 con Ivonne Capece, cura i costumi e il concept visivo; l’interpretazione è affidata a Sergio Leone, Daniele Di Pietro, Pietro De Tommasi, Cristian Zandonella.

Nel cuore di una notte, Roma viene scossa da un brutale avvenimento: nel 2016 due giovani attirano un coetaneo, Luca Varani, in un festino in casa e lo torturano fino a ucciderlo. Un inquietante fatto di cronaca che è stato raccontato dallo scrittore Lagioia ne La città dei vivi, un’inchiesta narrativa di successo pubblicata da Einaudi e vincitrice del Premio Internazionale Bottari Lattes Grinzane, il Premio Leogrande e il Premio Napoli nel 2021. Un libro che interroga le coscienze, ponendo in discussione il confine tra colpa e normalità, tra mostruosità e quotidiano.

Lo spettacolo mette in luce i lati oscuri e indicibili dell’umano: un’esperienza immersiva, che gioca sull’alternanza tra presenza e assenza, gli attori in carne e ossa si confrontano con presenze virtuali, proiezioni e ologrammi che ampliano lo spazio scenico in una dimensione sospesa tra teatro e videoarte. La città dei vivi porta in scena la discesa in un inferno morale che appartiene non solo ai protagonisti, ma a un’intera società. Roma diventa un personaggio: viva, tentacolare, oscura, capace di attirare e inghiottire. Una città che pulsa di desideri, illusioni, fallimenti. I personaggi si muovono dentro una spirale di fascinazione e repulsione attraverso una drammaturgia tagliente e un linguaggio che mescola racconto e confessione. Il pubblico è chiamato a guardare dove normalmente si distoglie lo sguardo.  

NOTE DI REGIA

di Ivonne Capece

Lo spettacolo non è un true crime, ma, al contrario, ne rappresenta l’antitesi.

Ho scelto di non concentrarmi sui dettagli del caso di cronaca — pur centrali nel libro — per indagare invece gli aspetti più universali ed esistenziali che emergono dalla trama.

Nel suo romanzo, Nicola Lagioia pone al centro non solo la vicenda, ma anche la città di Roma, che diventa una grande metafora dell’umanità.

Anche per questo, in scena non vengono mai pronunciati nomi propri: i personaggi assumono il valore di archetipi, figure che incarnano diverse sfumature della condizione umana.

C’è il mistero della violenza, quel paradosso intrinseco all’essere umano, capace di scolpire il Mosè di Michelangelo ma anche di distruggerlo a martellate, riducendolo in polvere da sniffare.

È il contrasto fra la grandezza creativa e la brutalità distruttiva dell’uomo, un dualismo ineludibile che percorre l’intera messinscena.

C’è poi chi invece osserva la violenza dall’esterno: il testimone, l’artista, colui che tenta di rappresentarla.

Qui si apre il tema della responsabilità dell’arte e dell’artista di fronte al male.

Il protagonista simbolico dello spettacolo è infatti lo scrittore-artista, alter ego di Lagioia, interpretato da Sergio Leone: una figura che incarna la tensione tra la necessità di indagare la violenza e la crisi morale di chi, attraverso la cultura, prova a darne forma.

In scena, gli attori dal vivo convivono con un universo multimediale di figure semi-olografiche, proiettate a grandezza naturale, che contribuiscono a creare un’atmosfera spettrale e onirica.

L’uso delle tecnologie sonore e visive diventa così una vera e propria cifra espressiva: la multimedialità rappresenta il mondo esterno, quello dei social, dei giornali, degli amici e dei conoscenti.

È la violenza collettiva della società che irrompe nel privato doloroso dei protagonisti, un privato ormai inevitabilmente pubblico.

L’atmosfera è claustrofobica, ma non solo sul piano fisico: il vero spazio della rappresentazione è mentale e onirico.

Ciò che attraversiamo in scena sono le inquietudini interiori dello scrittore, il suo viaggio nella mente mentre tenta di dare forma al caos.

L’appartamento in cui ci troviamo è la stanza dell’artista, ma anche il cuore della vicenda reale: un microcosmo privato che, dopo il crimine, è stato invaso dal mondo intero.

Roma diventa così contenitore e generatore di violenza, specchio del sistema umano.

Lo spettacolo, come accade nel romanzo, si apre con una traduzione visiva dell’incipit, dove Lagioia cita Andreotti: non attribuiamo i guai di Roma agli eccessi di popolazione, quando i romani erano soltanto due, uno uccise l’altro. Ho restituito questa frase con l’immagine mitica dell’allattamento di Romolo e Remo: qui però i due “criminali” sono nutriti da una lupa maschio — immagine che evoca il ciclo della violenza che genera violenza, il sistema patriarcale in cui la brutalità si tramanda di padre in figlio. Infine, è centrale l’assenza del femminile, tema già presente nel romanzo e ulteriormente amplificato dalla regia: un’assenza che diventa eco silenziosa, ferita e mancanza, dentro un mondo dominato dalla voce maschile del potere e della violenza.

Ivonne Capece è regista e attrice, dal 2024 direttrice artistica del Teatro Fontana, sede di Elsinor Centro di produzione teatrale di innovazione. Laureata in Filologia Medievale alla Federico II di Napoli, prosegue la sua seconda laurea a Bologna in Discipline Teatrali, laureandosi in Storia della regia con il prof. Claudio Longhi. Si forma con Pierpaolo Sepe, Carlo Cerciello, Antonio Latella, Michele Monetta, Yves le Breton, sviluppando una visione del teatro sperimentale iconica e innovativa. Dal 2013 dirige a Bologna insieme a Micol Vighi la compagnia teatrale e il centro di formazione e ricerca Sblocco5. I suoi lavori registici sono caratterizzati dall’uso di tecnologie immersive e dalla sperimentazione tecnologica (quali Binaural Dummy Head, ologrammi, interazioni video, bracci robotici e intelligenza artificiale). Dal 2022 è direttrice artistica di Lucy festival.

Micol Vighi è visual artist laureata in arti visive all’Università di Bologna, e ha proseguito i suoi studi con un master in costume e scenografia presso il Polidesign di Milano. Appassionata di tassidermia, dal 2013 dirige a Bologna insieme a Ivonne Capece la Compagnia teatrale e il centro di formazione e ricerca Sblocco5. Dal 2022 è direttrice artistica insieme a Ivonnne Capece di Lucy festival. Scrive di sé: “Creo immagini, aiuto aziende a curare le loro, mi occupo poco della mia”. Dal 2024 è responsabile di comunicazione del Teatro Fontana di Milano.

AVVERTENZA
Lo spettacolo La città dei vivi è un’opera di finzione, seppur liberamente ispirato ad un romanzo che tratta vicende di cronaca note al pubblico. Esso non ha finalità informative, documentaristiche o giornalistiche, né intende rappresentare fedelmente fatti, persone o responsabilità realmente accertate. Al contrario, si configura come opera artistica, espressione del diritto alla libertà creativa, finalizzata all’esplorazione di temi universali attraverso strumenti propri della scena: la metafora, l’iperbole, la trasfigurazione simbolica, l’immaginario. Eventuali riferimenti a nomi, situazioni o dinamiche riconoscibili sono frutto di elaborazione drammaturgica e non devono essere intesi come affermazioni veritiere o ricostruzioni attendibili dei fatti. L’opera non mira ad informare né a fornire verità, ma a stimolare una riflessione artistica e umana. In nessun caso la rappresentazione va intesa come accusa, insinuazione o giudizio reale nei confronti di soggetti eventualmente riconoscibili. Ogni elemento narrativo mira a manipolare la vicenda specifica per raccontare una storia universale, proposta in chiave poetica, simbolica e provocatoria.

Teatro Arena del Sole, via Indipendenza 44 

Prezzi dei biglietti: da 7 € a 30 € esclusa la prevendita

Biglietteria: dal martedì al sabato dalle ore 11.00 alle 14.00 e dalle 16.30 alle 19.00

Tel. 051 2910910 – biglietteria@arenadelsole.it | bologna.emiliaromagnateatro.com

Lo spettacolo è consigliato a partire dai 16 anni

Dal 2 dicembre è in vendita l’AbboNatale: regala la magia del teatro a un prezzo speciale!

AbboNatale dà diritto a 2 ingressi per tutti gli spettacoli in abbonamento della Stagione 25/26 dal 1° gennaio al 30 maggio 2026. I biglietti sono utilizzabili anche in coppia.

È possibile scegliere la formula Salmon e Moline a 20 € per gli spettacoli in scena nella sala Thierry Salmon dell’Arena del Sole e al Teatro delle Moline, oppure quella a 32 € che apre le porte di tutte le sale ERT a Bologna, Modena, Cesena, Castelfranco Emilia e Vignola.

L’AbboNatale è acquistabile fino al 6 gennaio:

– online: AbboNatale Salmon e Moline a 20 € | AbboNatale Tutte le sale dei Teatri ERT a 32 €
– presso la biglietteria dell’Arena del Sole dal martedì al sabato dalle ore 11.00 alle 14.00 e dalle 16.30 alle 19.00
– telefonando al numero 051.6568399 dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 14.00

*Aperture straordinarie della biglietteria
Tutte le domeniche di dicembre dalle 15.00 alle 19.00
Lunedì 8 dicembre dalle 15.00 alle 19.00
Mercoledì 24 dicembre e 31 dicembre dalle 11.00 alle 14.00
Domenica 4 e martedì 6 gennaio dalle 15.00 alle 19.00

 

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Pubblicato da
Roberto Di Biase

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