Modena

Inaugurazione mostra di Lucietta Righetti il 10 gennaio all’I.I.S. Venturi di Modena

IMG-20260105-WA0010

MODENA – Sabato 10 gennaio

Inaugurazione della mostra

Nonostante

di Lucietta Righetti

Cortile dei Melograni – I.I.S. A. Venturi di Modena

Via dei Servi, 19-21 

Sabato 10 gennaio alle ore 18.00 nel Cortile dei Melograni dell’Istituto Venturi (in Via dei Servi nn. 19-21) verrà inaugurata la mostra Nonostante che presenta ventiquattro dipinti della pittrice modenese Lucietta Righetti. Intervengono, oltre all’artista: Fausto Ferri (curatore), Luigia Paolino (Dirigente scolastica I.I.S. Venturi) e Jonathan Sisco. 

La mostra, curata da Fausto Ferri in collaborazione con l’Istituto Venturi, rimarrà aperta fino al 31 gennaio 2026. Sarà possibile visitare l’esposizione tutti i giorni negli orari scolastici (ultimo ingresso ore 16.30). Il sabato e la domenica: la mattina 10.00-13.00, il pomeriggio 15.00-18.00.  

Domenica 18 gennaio alle ore 17.00, negli spazi della mostra, si svolgerà un concerto del duo CordeInCanto, composto da Anna Cremonini (Vioino) e Stefania Cremonini (chitarra) che proporrà un programma di musiche, dal Barocco al ‘900, appositamente pensato per le opere esposte. Il concerto avrà la durata di 30 minuti circa.

Si allegano di seguito una breve presentazione della mostra e dell’artista e inoltre, su file separati: questi stessi testi, il dépliant dell’evento all’interno del quale è leggibile l’intervento con cui nel 1967 l’autorevole storica dell’arte Enrichetta Cecchi presentava l’esordio pittorico di Lucietta Righetti alla Galleria della Sala della Cultura del Comune di Modena, le immagini di alcuni dipinti, la presentazione del duo di musicisti che si esibirà domenica 18 gennaio.

Presentazione della mostra Nonostante

I ventiquattro quadri di Lucietta Righetti che saranno esposti dal 10 al 31 gennaio 2026 nel Cortile dei Melograni dell’Istituto Venturi (Via dei Servi, 21) sono un tesoro nascosto della pittura contemporanea modenese. Un tesoro che è “nascosto” perché, al di fuori delle collezioni private o delle rare occasioni espositive, non capita spesso di poter presentare queste opere agli occhi di un pubblico più vasto e un tesoro che è un “tesoro” perché, fin dal primo sguardo, i quadri di Lucietta Righetti sembrano usciti da uno scrigno dissotterrato dalla terra dei sogni, brillano come cose preziose, dipinti gioiello, quadri gemma, allegorie damascate e policrome.

Per chi non li ha mai visti si può intanto suggerire che i dipinti di Lucietta Righetti fanno immediatamente pensare ad artisti eterodossi e autonomi rispetto alle grandi correnti del Novecento pittorico, rintracciabili al di fuori sia dell’avanguardia sia dell’accademia, come ad esempio Marc Chagall, Rousseau “il Doganiere” o (per certe posture e certi tagli) la ritrattistica oscuro-veggente di Frida Khalo.

Ma soprattutto c’è una cosa che va detta prima di descrivere o di introdurre e cioè che i dipinti di Lucietta Righetti devono assolutamente essere visti dal vero, “toccati”, misurati, accolti, percepiti dall’occhio, osservati dal vivo. Una fotografia, una riproduzione, una descrizione, per quanto ben fatta, tradisce la presenza dell’opera, sfibra la rugosità, sbiadisce la materia, spegne il magnetismo, spezza l’ipnosi. È quello che accade quasi sempre con le opere d’arte che contengono una loro più o meno grande, anche piccola, verità stilistica: mal sopportano il gioco del facsimile.

E già questo è un paradosso curioso, una sciarada percettiva, una cifra nella tessitura dell’opera perché nei quadri di Lucietta si assiste a un girotondo di figure, a un carosello di pupi protocavallereschi, che sembrerebbero perfetti per una riproduzione stilizzata, da figura a figurina, da quadro a tessera artefatta, cartolina. Invece no. Sono scene d’incanto e d’incantesimo, donne bidimensionali con tori legati alla caviglia, efebi in calzamaglia, adolescenti nudi in pose egizie, donne-erme fluttuanti nei ghirigori del bosco, piccoli arazzi di animali e piante, maschere, cappelli e capigliature che trasmettono un’attesa divinatoria, da carte dei tarocchi. Siamo a Samarcanda ma tra le fate del nord, perché Lucietta Righetti sembra davvero possedere una luce d’oriente che scintilla da dentro: le linee sinuose, lunari, lo stile calligrafico del disegno persiano.

Ma si può anche rimanere più vicino a casa. Davanti al giardino zoologico, tra aia e savana, che popola i quadri e i trittici di Lucietta Righetti, la memoria emiliana pensa subito al leone diafano della Melissa di Dosso Dossi, alle delizie di Palazzo Schifanoia, ai tondi di Cosmè Tura o, fuori regione, al fogliame aureola della Laura di Giorgione e chissà a cos’altro potrebbe saltare fuori dai regesti visivi sprofondati dentro di noi. Il tutto, però, registrato e riprodotto da un occhio bambino, primitivo e domestico, sbalordito, esterrefatto e intrappolato, per la vita, nel suo sogno incubo di fotogrammi metamorfici, scottato dalla fiamma della fantasia. Siamo in pieno dentro al labirinto del cerchio psicanalitico per cui tutto il bambino è nell’adulto e tutto l’adulto si trova nel bambino.

Ma nell’era della C.G.I., dopo che tutti abbiamo assistito allo spettacolo digitale dei grandiosi habitat alieni di Avatar, angosciati dalla minaccia bramosa di una civiltà snaturata, il “rarefatto coloratissimo microcosmo” delle “schedule”, (come le definiva il genio di Enrichetta Cecchi), in cui Lucietta Righetti miniaturizza ecosistemi da favola, (che hanno davvero poco da invidiare all’alta definizione grafica del lussureggiante pianeta Pandora), acquista un valore di sorprendente attualità: suona quasi come un messaggio di speranza, un richiamo di armonia, un amuleto, un talismano dal cuore verde.

Alla fine della storia o fuori dalla storia, dal di dentro di un sogno che perdura, a occhi aperti, la gatta-bambina del freddo ci guarda, punta le pupille e spera in noi, anzi si fida, perché sarà lei a proteggerci se sarà necessario.

[Testo di Jonathan Sisco per l’Istituto Venturi] 

Lucietta Righetti è nata nel 1944 a Modena, città dove risiede e ha sempre vissuto, e opera da tempo in campo internazionale. Ha studiato all’Istituto d’Arte A. Venturi di Modena. Al suo esordio a Modena, nel 1965, hanno fatto seguito numerose mostre personali e collettive, con presentazioni di Enrichetta Cecchi, Franco Vaccari e Corrado Costa. Le opere e i tanti ritratti eseguiti dalla pittrice rimandano a un mondo fiabesco e quasi onirico, dove i protagonisti sembrano essere sospesi nel tempo.

Lucietta Righetti, si è formata all’Istituto Venturi, dove si è diplomata all’inizio degli anni Sessanta insieme con i maestri dell’arte contemporanea della nostra città (compagni di strada come Claudio Parmiggiani, Gianni Valbonesi, Giuliano Della Casa, Carlo Cremaschi), Sostenuta da figure guida dell’arte contemporanea di Modena come Franco Vaccari ed Enrichetta Cecchi Lucietta Righetti ha portato avanti fino a oggi una poetica pittorica di stampo allegorico, spesso descritta un po’ superficialmente come naïf ma in realtà fitta di echi, riferimenti e diffrazioni che trasportano lo spettatore in un altro spazio tempo, dall’oriente all’arte medievale dei trittici e delle pale. Lucietta Righetti, apprezzata ritrattista, ha il dono di uno spontaneo sentimento favolistico, rasserenante/inquietante, che riattiva il rapporto fra uomo e natura. Piccoli grandi capolavori presenti in mostra come La bambina del freddoPalma e Rovere, Le storie di Orfeo sono qui a dimostrarlo.
Condividi
Pubblicato da
Roberto Di Biase

L'Opinionista © since 2008 - Emilia Romagna News 24 supplemento a L'Opinionista Giornale Online
reg. tribunale Pescara n.08/2008 - iscrizione al ROC n°17982 - P.iva 01873660680
Contatti - Archivio news - Privacy - Cookie Policy

SOCIAL: Facebook - X