Dal 13 febbraio nelle librerie e negli store online – e il 17 febbraio presentato in Biblioteca Salaborsa a Bologna – la prima opera di narrativa del giornalista Claudio Cumani, firma storica del quotidiano “Il Resto del Carlino” che, partendo dalla sua esperienza personale, approda ad un racconto di autofiction nel segno di una comicità surreale.
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Volevo fare il giornalista
Edizioni Pendragon, pp. 144, € 15,00, isbn 9791257180522
Così l’autore:
“…È un viaggio disincantato nella memoria personale e collettiva, o meglio è il racconto dell’iniziazione civile e sentimentale di un ragazzo dentro a un breve scampolo della storia del nostro Paese, i primi sei mesi del 1980. Sul filo dei ricordi autobiografici, ho ritrovato facce, clima, colori. E, per quel che ho potuto, ci ho giocato. Il libro vuol essere soprattutto la testimonianza strampalata di un modo di fare giornalismo che non c’è più, la rievocazione nostalgica dei sogni e bisogni di una generazione antica, in un periodo storico segnato da tragedie immani. Ho narrato tutto questo, seguendo una corda surreale, attraverso la vita di una redazione notturna scomparsa nei quotidiani attuali, l’Ufficio Province. Una Fortezza Bastiani, per dirla alla Buzzati, a difesa dell’incompetenza”.
Prima presentazione al pubblico: martedì 17 febbraio ore 18, Biblioteca Salaborsa, rassegna “Le voci dei libri”. Con la partecipazione di Marcello Fois, Roberto Grandi e l’autore. Letture tratte dal testo a cura dell’attore Umberto Fiorelli.
Il libro: Bologna, 1980. Quando viene assunto nell’Ufficio Provincie di un quotidiano locale, Milordino ha venticinque anni, una laurea in tasca, una fidanzata che non ama e un sogno mal riposto: fare il giornalista. Ancora non sa che il luogo nel quale si troverà a lavorare è conosciuto come lo Stanzone: un girone redazionale popolato da giovani alle prime armi, redattori ormai sul viale del tramonto, aspiranti seduttori e maestri del cazzeggio. Lì dentro si lavora (poco), si sbraita (molto), si ride (tantissimo) e si sopravvive alla vita di redazione tra fuorisacco, fax sbiaditi e tipografia con caratteri in piombo. Intanto, al di fuori, la Bologna appena uscita degli anni Settanta ribolle, inconsapevole di essere alla soglia di due delle tragedie che più la segneranno: il disastro di Ustica e la bomba alla stazione. È questo il tempo in cui Millo inizia a fare i conti con l’ambizione, la paura di fallire, le scelte, il peso delle aspettative e soprattutto con la propria identità da costruire.
Claudio Cumani, bolognese, giornalista professionista, scrive dai primi anni Ottanta sulle pagine culturali del «Resto del Carlino». Ha tenuto lezioni di critica teatrale, ha condotto programmi radiofonici, è stato membro di giurie di premi nazionali e relatore a convegni. È tutor del master di giornalismo dell’Alma Mater e consulente artistico di Ater Formazione. Per Pendragon ha già pubblicato nel 2021 Cresciuti a pane e teatro. Bologna in scena dal 1968 ai giorni nostri.
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