La lezione propone un percorso intenso e profondamente simbolico attraverso la vita e l’opera di Pasolini, evocando volutamente i luoghi dell’origine e della fine: l'”eden” friulano di Casarsa, spazio di felicità, pienezza vitale e giovinezza, e l’Idroscalo di Ostia, teatro dell’epilogo tragico e violento della sua esistenza. Un arco biografico e intellettuale che diventa metafora di una cacciata dall’innocenza, di una frattura insanabile tra individuo e società.
Il periodo friulano viene raccontato come una stagione irripetibile: la meglio gioventù vissuta nel corpo naturale di una terra materna, tra balli, feste popolari, primi amori, desideri condivisi e l’impegno politico comunista, che lo vide anche segretario di sezione. Un mondo solidale e comunitario, destinato a spezzarsi nell’ottobre del 1949 con l’espulsione e la condanna morale, una vera e propria “cacciata dall’Eden” che Pasolini stesso sembrò riconoscere nell’affresco di Masaccio della Cappella Brancacci.
Da quel momento prende avvio l’esperienza dell’inferno moderno: l’esilio, la solitudine, il confronto con un mondo percepito come oscuro, contaminato e infame, che troverà una delle sue espressioni estreme nel romanzo postumo Petrolio, frammento di una totalità perduta. Biondi si sofferma in particolare sui primi tre romanzi pasoliniani (‘Atti impuri’, ‘Amado mio’, ‘Il sogno di una cosa’), opere meno note rispetto ai romanzi romani (‘Ragazzi di vita’ e ‘Una vita violenta’), ma fondamentali per comprendere la formazione umana e letteraria dello scrittore: testi che assumono la forma di un diario intimo, di un romanzo di formazione, di un “giornale dell’anima”, in cui emerge un essere innocente e vitalissimo, animato dal desiderio di amare il mondo ed esserne riamato.
La conferenza sarà presentata da Veronica Gamberini, dell’Associazione La Parola.
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