Il sindaco Matteo Lepore ha consegnato la Turrita d’Argento a Riccardo Pazzaglia

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giancarlopazzagliaturritaargento – foto di Giorgio Bianchi, Comune di Bologna

BOLOGNA – Questa mattina il sindaco Matteo Lepore ha consegnato la Turrita d’Argento a Riccardo Pazzaglia, ideatore di Burattini a Bologna.

“Riccardo ha avuto il merito di riportare nel cuore della nostra città e nel cuore dei bolognesi l’arte dei burattini – ha sottolineato il Sindaco -. Lo ha fatto in più di 30 anni di carriera, andando anche oltreoceano, facendo di quest’arte un’opera di artigianato artistico fondata sul patrimonio della storia di Bologna”.

La delegata del Sindaco alla Cultura, Elena Di Gioia, ha letto le motivazioni del conferimento:

“L’arte del burattinaio è un mestiere antico e affascinante, che a Bologna ha avuto grandi maestri. Partendo dalla dinastia dei Cuccoli nell’800, divenuti così famosi da entrare nei modi di dire dei bolognesi. “Ander in dal paniròn ’d Cuccoli” vuol dire anche oggi “finire nel dimenticatoio” o addirittura “morire” dal momento che, dopo essere serviti per la recita, i burattini venivano buttati alla rinfusa in un grosso paniere. Tra i più grandi maestri burattinai bolognesi del Novecento ricordiamo Demetrio ‘Nino’ Presini, che ha tramandato tutta la sua sapienza e la sua passione all’ultimo e tra i più promettenti dei suoi allievi, Riccardo Pazzaglia. Era il giugno del 1991 quando Riccardo, a quei tempi “Riccardino”, ebbe occasione di debuttare, ancora undicenne, nel Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, spettacolo per burattini, attori e nastro magnetico.

Nei suoi oltre 30 anni di carriera, il “burattinaio per vocazione” come ama definirsi, ha portato i burattini nel cuore di Bologna e, nello stesso tempo, li ha fatti viaggiare per il mondo creando storie affascinanti e coinvolgenti che mantengono un legame stretto, dal punto di vista storico e antropologico, con il territorio di origine.

Pur nella consapevolezza di essere custode di una tradizione che affonda le proprie radici nella storia di Bologna, l’ha saputa rinnovare restando al passo con i tempi, senza mai abbandonare l’essenza dei personaggi e i loro dialetti. Un’arte che nel suo divenire contemporanea ha incontrato, negli ultimi anni, tutta la produzione di disegni riguardante maschere e burattini del grande artista bolognese Wolfango, grazie alla collaborazione con la figlia Alighiera Peretti Poggi.

L’universo di “Burattini a Bologna”, che racchiude tutto il lavoro di Riccardo e dei suoi collaboratori, non significa solo spettacoli ma anche ricerca, pubblicazioni e una vasta collezione di burattini.

Modi diversi di essere vicini ad un pubblico che negli anni è diventato sempre più eterogeneo. Bambine e bambini, ragazze, ragazzi e adulti, anche chi non è più giovanissimo/a, sono accomunati dallo stesso atteggiamento di stupore per le mille storie raccontate nella baracca di legno, ma anche per le tante trovate innovative come attrici e attori che recitano attraversando la platea tra il pubblico, le proiezioni sulle facciate dei palazzi storici e un museo virtuale dedicato alle “teste di legno”. Un modo, quest’ultimo, di incontrare i burattini attraverso percorsi che partono in maniera virtuale dal Voltone del Podestà, luogo legato all’antica storia del burattino bolognese, per visitare le stanze tematiche che mostrano l’arte del burattino e il mestiere del burattinaio.

Riccardo, oltre a dipingerli, verniciarli, scolpirli, modellarli, farli recitare, ha donato a Fagiolino, Sganapino e tanti altri personaggi un’anima. E loro non lo hanno mai abbandonato, neppure nei mesi più difficili di questa pandemia, quando è stato lui stesso ad essere colpito dal virus.

Siamo sicuri che è anche un pò grazie a loro se Riccardo è riuscito a venire fuori dal paniere di Cuccoli…”.