Si va da sfumature del rock classico con venature talvolta metal e progressive. Colpisce molto anche il connubio delle due voci, piacevolmente oscuro (persino gotico), e particolare. Un ottimo album, dunque, ben suonato dai cinque componenti: Niccolò Rangoni Machiavelli, in arte “Brain” e Andrea Caselli, in arte “Cassa”, entrambi voci soliste e chitarristi, a cui si sono aggiunti nel tempo, Vix (Vittorio Bilacchi,) alla chitarra, Amaro (Luciano Sibona), al basso e contrabbasso e Mitch Mitchell (Michele Ronchi), alla batteria.
È curioso anche l’aneddoto relativo all’originalissimo nome della band, che rappresenta l’acronimo dei nomi d’arte dei cinque componenti originari. I Braski Lacasse, si sono formati ufficialmente nel 2011, anche se la formazione musicale dei cinque ha radici molto più lontane e variegate tra loro, probabilmente, le varie influenze ed esperienze si sono trasferite in questo loro album dandogli un’impronta originale ed aggressiva.
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