Il saggio di Greppi è un tributo alla Resistenza dimenticata, quella dei tanti disertori tedeschi e austriaci che combatterono insieme ai partigiani italiani nel duro inverno del 1944. Le loro vicende sono ancora poco note al grande pubblico rispetto ad altri aspetti della lotta partigiana, eppure diedero un contributo importante alla sconfitta del nazifascismo. Greppi le ha riportate pazientemente alla luce e ce le offre in tutta la loro intensità drammatica, grazie a un lavoro di documentazione certosino e a uno stile narrativo coinvolgente.
La storia personale del capitano Rudolf Jacobs e dei suoi commilitoni della Brigata “Ugo Muccini” tende all’autore un poderoso filo conduttore per narrare altre storie esemplari di Fahnenflüchtigen operativi nella Resistenza italiana, accomunati da una scelta etica che ancora oggi interroga le nostre coscienze di storici e cittadini. Perché lo fecero? E, soprattutto, che cosa avremmo scelto di fare noi al loro posto? La non banalità del bene emerge potente dalla scelta di Rudolf e dei tanti “tedeschi buoni” citati da Greppi: una consistente minoranza, all’interno della macchina bellica nazista, che decise di non barattare la propria coscienza con il mito dell’onore e la fedeltà a un regime sanguinario.
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