Parma

I risultati della quinta campagna di scavi dell’Università di Parma a Fiumana

Venerdì 24 luglio alle 18.30 apertura al pubblico per mostrare le nuove scoperte del sito della villa romana

PARMA – Venerdì 24 luglio alle 18.30 gli scavi della villa romana di Fiumana saranno aperti al pubblico per la presentazione dei risultati della quinta campagna di ricerche archeologiche dell’Università di Parma nel sito.

Le nuove scoperte saranno illustrate direttamente dal Direttore degli scavi, Riccardo Villicich, Archeologo Classico e docente di Metodologia della ricerca archeologica del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali dell’Università di Parma, che sarà coadiuvato nelle guide allo scavo dalla sua équipe, composta da Marco Gregori, Emanuela Gardini, Luciana Saviane e Costanza Prandini.

Interverranno inoltre il Sindaco di Predappio Roberto Canali e Kevin Ferrari, funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.

La quinta campagna, che si è protratta per quasi due mesi, ha previsto un aumento significativo di studentesse e studenti partecipanti: sessantadue presenze universitarie e liceali (Licei Romagnosi e San Vitale di Parma e Licei Morgagni, Fulceri e Canova di Forlì) che si sono mosse con impegno e grande passione nel cantiere archeologico.

I nuovi dati confermano una frequentazione stabile del sito di Fiumana, dalla tarda età repubblicana fino al medioevo. Le vicende dell’insediamento sono legate a una sovrapposizione di ville, l’ultima delle quali coincide con il “Palatium” riconducibile alla corte imperiale ravennate e databile, su basi stratigrafiche, alla prima metà del V secolo.

A sud delle terme portate quasi integralmente in luce lo scorso anno, è stato rinvenuto un nuovo padiglione del complesso palaziale tardoantico riconducibile al quartiere di rappresentanza della grande villa. Il muro di ingresso al nuovo settore, culminante in un ampio vano absidato, è stato impostato per necessità nello spazio precedentemente occupato da una grande piscina (una natatio di quasi 13 metri di larghezza per 2 metri di profondità) che faceva da appendice alle terme di età romana.

La costruzione di questo nuovo edificio di V secolo ha comportato l’obliterazione del grande invaso. Nelle stratificazioni del riempimento è stato rinvenuto uno straordinario “spaccato” del materiale in uso al momento della costruzione del Palatium databile ormai senza dubbi al secondo quarto del V secolo: oltre ad un cospicuo numero di monete e ad un completo campionario di vasellame ceramico eterogeneo (dai contenitori per mensa ai mortai) è stato trovato un rarissimo “contorniato” di bronzo, emesso in età tardoantica.

L’obliterazione delle strutture della villa romana, con il conseguente rialzamento delle quote di calpestio durante le fasi di costruzione del complesso palaziale, disegna un contesto archeologico di straordinario interesse, proprio perché gran parte delle strutture della villa romana sottostante risultano ben conservate, con elevati che si attestano fra il metro e mezzo e i due metri. La natatio, che presenta una profondità di circa due metri, ha il pavimento in cocciopesto perfettamente conservato. In più punti, nei vari riempimenti tardoantichi, sono stati rinvenuti scarichi di intonaci delle fasi precedenti.

Nell’area a sud delle terme è stata fatta nei primi giorni di scavo una ulteriore scoperta, di grande importanza per la storia altomedievale del territorio: le strutture rinvenute appartengono ad una chiesa, edificata nell’area del nuovo padiglione del Palatium, dopo il suo abbandono, sfruttando l’ambiente absidato precedente e altri spazi dell’antica villa.

Tutti gli indizi lasciano presupporre che si tratti della prima chiesa plebana di San Lorenzo. All’interno e fuori dalla chiesa sono molte le sepolture rinvenute, soprattutto di infanti. Le ultime fasi dell’insediamento si riferiscono a una frequentazione medievale all’interno dei ruderi della chiesa. Son stati riconosciuti ambienti con funzione di essiccatoio per le castagne, magazzini e fornaci per la rilavorazione del piombo.

I rinvenimenti della quinta campagna di scavo hanno aggiunto nuovi tasselli per la comprensione del sito e delle dinamiche insediative che caratterizzarono il territorio forlivese, fra l’età romana e l’avanzato medioevo.

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Pubblicato da
Roberto Di Biase

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