Giovani e comportamenti devianti, prevenzione e controlli

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Oltre 600 controlli della Polizia locale dall’autunno a oggi e 112 i minori identificati. Proseguono le azioni educative. Bortolamasi ha risposto a Rossini (FdI-PdF)

MODENA – Prevenzione primaria, azioni di controllo, indagine, denuncia. È questo continuum di azioni che declina l’approccio adottato dall’Amministrazione comunale per affrontare i comportamenti antisociali e devianti di minori e giovani. Tratto distintivo di questo approccio è la trasversalità: accanto alle azioni preventive educative ci sono, infatti, i numerosi controlli e le attività di indagine della Polizia Locale che hanno già portato a risultati concreti.

Lo ha affermato l’assessore alle Politiche giovanili Andrea Bortolamasi che, nel Consiglio comunale dedicato al “question time” di mercoledì 28 aprile, ha risposto all’interrogazione di Elisa Rossini capogruppo di Fratelli d’Italia-Popolo della Famiglia su “risse e vandalismi da parte di giovani adolescenti non solo in centro storico”. In particolare l’istanza, partendo dalla constatazione che atti vandalici e risse da parte di adolescenti non riguardano solo la zona del centro storico, ma anche i parchi cittadini e altre zone, chiedeva alla Giunta “se non si ritenga a questo punto necessario un intervento che guardi innanzi tutto a risolvere il problema della sicurezza per evitare situazioni di pericolo, sia per gli adolescenti coinvolti e i loro coetanei, sia per i cittadini” e “quali misure il Comune intenda adottare”.

L’assessore ha ribadito la trasversalità dell’azione integrata messa in campo dall’amministrazione: “Un’azione su più livelli, che coinvolge le famiglie, il mondo dell’associazionismo, del lavoro, del terzo settore, con al centro l’amministrazione come soggetto che coordina le diverse azioni: il gruppo di lavoro, infatti, è formato dall’Ufficio Politiche giovanili, che opera attraverso l’educativa di strada in stretto raccordo con gli altri Servizi sociali, in particolare i tre Poli sociali a cui fanno riferimento i mediatori sociali e dei conflitti che lavorano sul territorio; la Polizia Locale con nucleo Prossimità, Ispettori di zona e Nucleo problematiche del Territorio; l’Ufficio Sicurezza.

L’assessore ha spiegato, inoltre, che i problemi evidenziati in centro, dove si ritrovano gruppi provenienti da diversi quartieri, affrontate in maniera più sistematica nell’ultimo anno e in particolare la scorsa estate, non sono le uniche rilevate.

Solo in centro, i controlli della Polizia Locale sono stati 150 nella scorsa estate e circa 600 dall’autunno e continuano tuttora, e anche i controlli per il rispetto delle misure anti-Covid hanno spesso coinvolto gruppi di ragazzi. Sul territorio comunale, le aree particolarmente monitorate in cui si sono riscontrati fenomeni di una certa rilevanza sono: zona Sant’Anna, Albareto, la zona di via Viterbo dove, a seguito dell’episodio di fine anno, sono stati individuati e denunciati due ragazzi, la zona del comparto Galilei e del parco Berlinguer a Modena Est.

Per quanto riguarda l’azione della Polizia locale, sul territorio comunale sono stati identificati e controllati 112 minori di cui 20 coinvolti in attività di polizia giudiziaria e quindi in fatti di rilevanza penale. Le modalità di controllo attualmente predisposte prevedono il contatto con il genitore che viene invitato a prendere in consegna il figlio e, se ritenuto necessario, a presentarsi nei giorni successivi presso il Comando.

“In un recente incontro intersettoriale – ha precisato Bortolamasi – si è anche deciso di passare a una fase di maggiore presa in carico delle diverse situazioni attraverso progettualità territoriali specifiche. E si è rafforzata, nel frattempo, la collaborazione con le altre Forze di Polizia anche sul tema della prevenzione e del contrasto di fenomeni devianti legati alle aggregazioni giovanili”. A questo proposito, l’assessore ha ricordato anche la formazione nell’ambito dell’educativa di strada svolta in febbraio a cui hanno partecipato, appunto, operatori di diversi settori, Polizia locale e Forze dell’ordine con l’obiettivo di affinare un modello di intervento integrato e condiviso.

Il tema dei comportamenti problematici dei giovani è stato affrontato anche dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, con la presenza di soggetti del Terzo settore e delle associazioni di genitori. Parallelamente, il progetto Scuole sicure coinvolge educatori e famiglie sul tema del rispetto della legalità e sull’uso di sostanze stupefacenti da parte dei giovani. E i genitori sono coinvolti anche attraverso gli incontri del ciclo “Adolescenti e genitori tra ascolto e dialogo: tempo libero, lavoro, volontariato”. Anche con questi incontri, ha ribadito Bortolamasi, “vorremmo aprire una fase nuova nella prospettiva di una progressiva uscita delle limitazioni da Covid. Con la ricerca del coinvolgimento delle famiglie, deve proseguire lo studio sui bisogni e il vissuto di ragazzi e ragazze, insieme con un’efficace informazione sulle opportunità che metteremo in campo per i giovani”.

Dopo aver chiesto la trasformazione in interpellanza, Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia) ha affermato di condividere l’approccio trasversale che “mettendo in atto tutte le azioni in sinergia, passa dal controllo al coinvolgimento dei mediatori e delle famiglie dei ragazzi”. Il consigliere, però, ha messo in evidenza la “facilità, denunciata anche dai genitori, con cui i ragazzini riescono ad accedere all’alcool comprandolo nei negozietti del centro che vendono a ragazzini chiaramente minorenni. Uno di questi, gestito da un pakistano, finalmente è stato multato, ma bisognerebbe controllare i ragazzini che si trovano in centro al pomeriggio con bottiglie di alcool per capire dove le comprano”.

Nella replica, la consigliera Rossini ha condiviso la scelta di lavorare sull’aspetto educativo ma ha evidenziato soprattutto “i pericoli che, inconsapevolmente, corrono questi ragazzi. Per questo – ha aggiunto – accanto all’azione educativa sarebbe bene che le forze di polizia si manifestassero maggiormente nei luoghi più a rischio, con presidi più consistenti che fungerebbero da deterrente ed eviterebbero ai ragazzi di mettersi nei guai”. Per la consigliera, infine, è giusto coinvolgere le famiglie, ma tenendo presente che “sono sempre più gravate dalla situazione e dalla mancanza delle agenzie educative. Auspico, quindi, il ritorno al più presto delle attività didattiche in presenza”.