“Le visite alle camere di sicurezza in tutta la regione hanno richiesto circa quattro mesi di tempo e nei 75 contesti gestiti dalle forze di polizia vi è sempre stato un rigoroso rispetto dell’art. 67 bis dell’ordinamento penitenziario che permette ai garanti di visitare questi luoghi senza necessità di autorizzazione” – afferma Roberto Cavalieri – “Le criticità rilevate, in larghissima parte marginali e riparabili, sono state occasione per progettare questa formazione che indirizziamo alla Polizia locale sempre più chiamata a gestire problematiche di sicurezza e ordine pubblico, compiti che devono sempre tenere conto dei diritti che conservano le persone condotte nelle camere di sicurezza”.
Lo scorso 24 giugno a Bologna il progetto è stato presentato pubblicamente con la partecipazione di circa un centinaio di rappresentati delle forze di polizia, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Polizia locale di tutta la regione. A seguire il Garante regionale ha proceduto a visitare di persona tutte le camere di sicurezza presenti in regione, con l’accesso agli spazi di custodia, ai diritti garantiti alle persone arrestate e trattenute e alla gestione del registro dei transiti.
La rilevanza del progetto regionale, fortemente sostenuto anche dal Garante nazionale, si fonda proprio sul sistema capillare di visite che è stato realizzato su tutto il territorio dell’Emilia-Romagna e che costituisce al momento un unicum in Italia. Tale modalità di monitoraggio ha consentito di mettere a confronto le diverse situazioni di trattenimento anche in relazione alla collocazione geografica delle camere di sicurezza ed alla tipologia di forza di polizia che ne cura la gestione.
Nel frattempo, il progetto arriva a Parma con una giornata di formazione dedicata specificatamente alla Polizia locale dei comandi della regione. I temi trattati riguarderanno le caratteristiche delle camere di sicurezza, la gestione del registro dei transiti e degli aspetti sanitari delle persone arrestate, la prevenzione dei gesti autolesionistici e suicidari. I docenti saranno esperti del mondo accademico, dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia penitenziaria, della sanità regionale e degli uffici di garanzia che hanno condotto il progetto.
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