Dopo qualche minuto dalla notizia mi ero subito informato e avevo ottenuto informazioni diverse rispetto a quelle che circolavano in rete: infatti, non si trattava di coetanei e nemmeno di studenti della stessa scuola. L’aggressore, scrivono oggi i quotidiani “in preda a un raptus di follia”, sarebbe entrato nel liceo con un coltello, aggredendo una persona che neppure conosceva. A lui e alla sua famiglia va la mia piena vicinanza.
È un fatto grave, che sarebbe potuto finire molto peggio e che pone al centro interrogativi diversi rispetto a quelli che leggiamo con più frequenza e che riguardano problematiche di integrazione. Sappiamo infatti che entrambi i ragazzi sono italiani. Tra l’altro, non siamo in una scuola di un quartiere periferico della città, ma in uno degli istituti più centrali e importanti, un nostro fiore all’occhiello.
Sono felice che la scuola, tramite il dirigente Marcello Urbinati, abbia immediatamente aumentato i controlli agli accessi, specialmente per gli esterni, ma al tempo stesso oggi quelle parole del ministro Valditara sulla sicurezza nelle scuole, tanto vituperate dall’opposizione, acquistano ancora più significato.
Nessuno, come ho letto, vuole militarizzare la scuola o farla scivolare in una deriva securitaria, ma semplicemente renderla più sicura, anche rispetto a persone esterne che possono accedere alle strutture senza controlli.
Pensare a un metal detector, pur come extrema ratio, ai tempi in cui andavo a scuola io poteva sembrare una follia. Oggi non lo è più, perché il mondo è cambiato, la società si è trasformata radicalmente nelle nostre città e i giovani affrontano problemi differenti dai nostri.
Certo è che la scuola deve essere il luogo più sicuro di tutti. Perché è lì che cresciamo i nostri figli e diamo alle future generazioni le basi per affrontare la vita lavorativa e sociale.
E se da un lato è vero che abbiamo molti più episodi legati a figli di seconde generazioni, quelli che chiamiamo in gergo “maranza”, e che purtroppo creano problemi sia all’interno sia all’esterno delle scuole, dall’altro non possiamo dimenticare che possono esserci anche altri casi, benché isolati, come questo.
Alan Fabbri
Sindaco di Ferrara
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