Ravenna

Femminicidio e cultura mafiosa: a Ravenna un confronto tra magistratura, istituzioni e operatori della rete di tutela

TERRE AUDACI. Violenza sulle donne e cultura mafiosa: Dominio, controllo, possesso. – credits-ZANI5037

RAVENNA – La violenza contro le donne come fenomeno strutturale, alimentato da dinamiche di dominio, controllo e possesso che presentano inquietanti analogie con i meccanismi propri della cultura mafiosa. È partita da questa riflessione la giornata di approfondimento “Violenza sulle donne e cultura mafiosa: dominio, controllo, possesso. La nuova legge sul femminicidio”, promossa dal Centro Antiviolenza Linea Rosa ODV e Terre Audaci APS.

L’iniziativa ha riunito magistratura, istituzioni, forze dell’ordine, professionisti e operatori impegnati nella tutela delle vittime per promuovere una riflessione giuridica, istituzionale e culturale sul fenomeno della violenza di genere, affrontandolo non come episodio isolato o emergenziale, ma come manifestazione di modelli relazionali fondati sul controllo e sulla sopraffazione.

Dopo i saluti istituzionali del Prefetto di Ravenna Raffaele Ricciardi, del Procuratore Capo della Repubblica di Ravenna Daniele Barberini, la presidente della Provincia Valentina Palli e del sindaco Alessandro Barattoni, il convegno è entrato nel vivo con la relazione del magistrato Francesco Menditto, già componente del CSM e dell’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati alla Criminalità Organizzata, nonché componente dell’Osservatorio permanente del Ministero della Giustizia sulla violenza di genere.

Nel corso dell’incontro sono stati affrontati i principali profili della nuova legge sul femminicidio, le implicazioni culturali e giuridiche del riconoscimento normativo della violenza di genere, il tema della prevenzione, della tutela effettiva delle vittime e della necessaria formazione degli operatori del diritto. Particolare attenzione è stata dedicata anche al linguaggio della violenza, ai meccanismi di controllo e sopraffazione e al ruolo delle istituzioni nella costruzione di una cultura del rispetto e della libertà delle donne.

A guidare il confronto è stata Aleandra Argentieri, avvocata, amministratrice giudiziaria e promotrice dell’incontro, che ha moderato il dialogo tra Menditto e i relatori, contribuendo alla costruzione di uno spazio di confronto tra competenze giuridiche, istituzionali e sociali. Nel dibattito sono intervenuti in particolare la dottoressa Lucrezia Ciriello, Sostituta Procuratrice della Repubblica presso il Tribunale di Ravenna, e il dottor Corrado Schiaretti, Giudice presso la Sezione G.I.P. del Tribunale di Ravenna, offrendo ulteriori prospettive operative e giurisdizionali sui temi affrontati. Un approccio coerente con lo spirito stesso del convegno, nato per favorire una riflessione condivisa e multidisciplinare sul contrasto alla violenza contro le donne.

“Il Convegno ha il merito di affrontare, con contributi interdisciplinari, il tema del fenomeno criminale della violenza nei confronti delle donne anche approfondendo le somiglianze col fenomeno criminale mafioso. I punti di contatto sono tanti, e su questi si sta portando avanti un’elaborazione collettiva, valorizzando anche le condotte che descrivono il delitto di femminicidio e numerose aggravanti introdotte dalla legge 181/2025: controllo e dominio, in un contesto di omertà. Non può ignorarsi, infine, che la violenza nei confronti delle donne è ancora oggi sottovalutata, esattamente come la mafia fino alle uccisioni di Pio La Torre e del Generale Dalla Chiesa che portarono all’approvazione del delitto di associazione mafiosa”, ha dichiarato Francesco Menditto.

“Ogni giorno vediamo quanto sia fondamentale che nessuna donna venga lasciata sola nel percorso di uscita dalla violenza. Le leggi sono strumenti indispensabili, ma diventano davvero efficaci quando incontrano una rete capace di accogliere, proteggere e accompagnare le vittime. Magistratura, forze dell’ordine, servizi sociali, centri antiviolenza, professionisti e istituzioni devono continuare a lavorare insieme perché la prevenzione e la tutela passano innanzitutto dalla capacità di fare rete. Solo attraverso un impegno condiviso possiamo costruire una cultura fondata sul rispetto, sulla libertà e sull’autodeterminazione delle donne”, ha aggiunto Alessandra Bagnara, presidente di Linea Rosa.

“Abbiamo voluto promuovere questo momento di confronto perché riconoscere un fenomeno è il primo passo per contrastarlo efficacemente. Come l’introduzione del 416-bis consentì di comprendere la natura associativa della mafia e di costruire strumenti adeguati per combatterla, così il riconoscimento normativo del femminicidio aiuta oggi a leggere la violenza contro le donne come un fenomeno strutturale fondato su controllo, dominio e possesso. Solo attraverso la conoscenza, la formazione e il lavoro di rete è possibile costruire una risposta realmente efficace”, ha dichiarato l’avvocata Aleandra Argentieri.

L’incontro si è confermato non solo come un importante momento di studio e aggiornamento professionale, ma anche come un’occasione di responsabilità civile e consapevolezza collettiva, da cui emerge con forza la necessità di un approccio condiviso e multidisciplinare al contrasto della violenza di genere. Un impegno che passa anche dalla capacità di riconoscere e decostruire quei modelli culturali basati sul controllo, sul dominio e sul possesso che ancora oggi alimentano la violenza contro le donne.

Condividi
Pubblicato da
Roberto Di Biase

L'Opinionista © since 2008 - Emilia Romagna News 24 supplemento a L'Opinionista Giornale Online
reg. tribunale Pescara n.08/2008 - iscrizione al ROC n°17982 - P.iva 01873660680
Contatti - Archivio news - Privacy - Cookie Policy

SOCIAL: Facebook - X