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ERT e Rai Radio3 per la Giornata Mondiale della Poesia: Jasmine Trinca legge Anne Carson il 21 marzo

Jasmine Trinca – fotostampaert

EMILIA ROMAGNA – sabato 21 marzo 2026, ore 20.30  

in onda su Rai Radio3

in occasione della Giornata Mondiale della Poesia   

Di vetro

di Anne Carson

con Jasmine Trinca

regia Giorgina Pi

musica Valerio Vigliar

produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Bluemotion

Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale festeggia la Giornata Mondiale della Poesia 2026 insieme a Rai Radio3, con una produzione realizzata con la compagnia Bluemotion in onda sabato 21 marzo alle ore 20.30Di vetro, dal libro Vetro, Ironia e Dio della poetessa e studiosa canadese Anne Carson, definito al suo apparire (nel 1995) uno degli eventi più importanti per la poesia di lingua inglese di fine millennio e pubblicato in Italia dall’editore Crocetti nel 2023. La voce è quella di Jasmine Trinca, attrice molto amata dal cinema italiano e internazionale, e che nel mondo teatrale ha debuttato nel 2018 con uno spettacolo diretto da Katie Mitchell coprodotto da ERT. La regia è curata da Giorgina Pi, artista e ricercatrice che condivide collaborazioni con ERT, fondatrice della compagnia Bluemotion e direttrice artistica dello spazio indipendente Angelo Mai a Roma. Le musiche sono di Valerio Vigliar, compositore attivo nel cinema e nel teatro, Premio Ubu 2021 per la musica e il disegno sonoro dello spettacolo Tiresias diretto da Giorgina Pi.

Di vetro rinnova una collaborazione a cui ERT tiene molto, quella con il canale culturale Rai Radio3, che porta a un pubblico più vasto l’arte dal vivo, in un reciproco alimentarsi fra teatro e radio. La produzione si inserisce in un ciclo di appuntamenti ideati da ERT e Rai Radio3 in occasione di alcune date del calendario pubblico, culturale e civile.

«Di vetro nasce da una passione antica per un testo che continua a sorprendermi per la sua capacità di non consolare il dolore – si legge nelle note di Giorgina Pi. E poi dall’amicizia con Jasmine Trinca, artista luminosa e indomita.

Se apparentemente è di vetro l’atmosfera in cui la protagonista vive in quest’opera, è sui resti taglienti rimasti sul pavimento che chi legge cammina. È qui che io e Jasmine abbiamo provato a camminare».

Il testo di Anne Carson è uno dei più intensi della letteratura poetica contemporanea. Racconta di una donna che riflette su una relazione amorosa fallita e sulla poesia di Emily Brontë, durante un viaggio a casa per visitare la madre, tenendo insieme due elementi apparentemente lontani: da una parte la meditazione intima sulla lacerante separazione, dall’altra una lettura appassionata e inquieta della vita e dell’opera di Brontë. L’autrice canadese costruisce un dispositivo che tiene insieme autobiografia, critica letteraria e poesia, una struttura complessa, come se due piani della realtà si sovrapponessero: la memoria personale e la riflessione critica.

Emily Brontë non è soltanto un riferimento. Diventa una presenza nel poema. La narratrice legge la sua opera mentre attraversa il proprio dolore, e l’asprezza di Brontë diventa il luogo attraverso cui pensarlo.

Dopo un addio amoroso, la geografia della sua vita quotidiana si trasforma: i luoghi più ordinari si riempiono dei sedimenti della memoria, l’io si moltiplica tra passato, presente e inconscio alla ricerca di una tregua dal dolore. Dentro la casa nella brughiera, Carson trascorre alcuni giorni con la madre anziana, una presenza con cui comunica attraverso un impercettibile vetro. Sullo sfondo c’è anche il padre, ricoverato in ospedale e malato di Alzheimer e il difficile amore verso di lui: un legame profondo ma segnato da una lunga e dolorosa incomunicabilità, non così diversa da quella che attraversa la relazione con l’amante perduto.

In questa casa attraversata dal passato siedono idealmente tre figure silenziose attorno a un tavolo di cucina: Carson, sua madre e Emily Brontë, che diventa un continuo alter ego, ma anche un enigma (come scriveva sua sorella Charlotte) che si aggiunge alle figure che attraversano il poema.

Emily Brontë e Anne Carson sono accumunate da una condizione, quella di essere persone destinate a guardare: “Alcune persone guardano, è tutto ciò che posso dire./ Non c’è nessun altro posto dove andare, / nessuna sporgenza a cui aggrapparsi”.

Questo sguardo è impietoso, non dà scampo e così Carson racconta una serie di visioni – dodici “Nudi” femminili – immagini quasi archetipiche, violente e simboliche, che rivelano non tanto il mistero dell’amore quanto quello dell’anima solitaria, dell’esposizione radicale della donna, del momento in cui l’identità resta senza protezione.

La scrittura di Carson procede per giustapposizioni: frammenti autobiografici, letture di Emily Brontë, paesaggi in cui la brughiera diventa struggente riverbero dell’anima, sequenze visionarie.

«Più che costruire metafore, il testo monta materiali eterogenei per raccontare “quest’anima intrappolata nel vetro” che è la vera creazione di Emily ma anche di Anne – scrive ancora Giorgina Pi. Ciò che emerge è una catena di immagini, un movimento dell’anima che sopravvive all’esperienza di sé stessa e ci lascia con la sensazione che solo la poesia sia abbastanza capiente da raccontarla».

Anne Carson (Toronto, 21 giugno 1950) è una poetessa, saggista e traduttrice canadese. Formatasi all’Università di Toronto, dal 1979 ha insegnato lettere classiche, letterature comparate e scrittura creativa in università degli Stati Uniti e del Canada, tra cui l’Università McGill, l’Università del Michigan, l’Università di New York e l’Università di Princeton.

Si è distinta come traduttrice dal greco antico e classicista, soffermandosi con particolare interesse sulla poesia di Saffo e sulle tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide.

Le sue opere fondono assieme versi, estratti di prosa, studi, dialoghi teatrali e traduzioni di classici antichi e contemporanei.

Tra i numerosi riconoscimenti internazionali che le sono stati conferiti, due premi Griffin per la poesia, nel 2001 e nel 2014, e il premio Principessa delle Asturie, nel 2020.

Dopo aver esordito nel 1986 con il saggio Eros the Bittersweet, nel 1992 Anne Carson pubblica Short Talks, una serie di prose liriche. È però con Glass, Irony and God (Vetro, Ironia e Dio, Crocetti 2023) e Plainwater: Essays and Poetry, usciti entrambi negli Stati Uniti nel 1995, che la sua scrittura si fa più apertamente poetica.

Tra le sue opere tradotte in Italia, si ricorda: Autobiografia del Rosso (La nave di Teseo, 2020), Economia dell’imperduto (Utopia, 2020), Eros il dolceamaro (Utopia, 2021), La bellezza del marito. Un saggio romanzo in 29 tanghi (La Tartaruga, 2022), Decreazione (Utopia, 2023), Vetro, ironia e Dio (Crocetti, 2023), Come l’acqua (Crocetti, 2025), La Norma sbagliata (Utopia editore, 2025).

Jasmine Trinca debutta al cinema giovanissima, nel 2001, scelta da Nanni Moretti per il ruolo di Irene ne La stanza del figlio. Due anni dopo è nel cast di La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, cui seguono nel 2005 Manuale d’amore di Giovanni Veronesi e Romanzo Criminale di Michele Placido. Nanni Moretti la sceglie nuovamente nel 2006 per Il Caimano, l’anno successivo la vediamo in Piano, solo di Riccardo Milani, mentre nel 2009 vince il Premio Marcello Mastroianni a Venezia con Il grande sogno di Michele Placido. Nel 2011 gira in Francia L’Apollonide di Bertrand Bonello, in concorso al Festival di Cannes (con il regista tornerà a lavorare in Saint Laurent), mentre due anni dopo è al Festival di Locarno con Une autre vie di Emmanuel Mouret. Nel 2013 è protagonista di Un giorno devi andare di Giorgio Diritti e di Miele di Valeria Golino, che le valgono il Nastro d’argento. Nel 2015 è nel cast internazionale di The Gunman di Pierre Morel, con Sean Penn e Javier Bardem. Nello stesso anno interpreta Nessuno si salva da solo di Sergio Castellitto e Maraviglioso Boccaccio dei fratelli Taviani.

Dopo Slam – Tutto per una ragazza di Andrea Molaioli, nel 2017 è la protagonista di Fortunata di Sergio Castellitto, con cui vince a Cannes il Premio per l’interpretazione nella sezione Un Certain Regard, e poi il David di Donatello e il Nastro d’argento. L’anno successivo interpreta Ilaria Cucchi nel film Sulla mia pelle di Alessio Cremonini.

Nelle ultime stagioni appare – tra gli altri – in Euforia di Valeria Golino, Croce e delizia di Simone Godano (Globo d’oro come migliore attrice), Simple Women di Chiara Malta, La Dea Fortuna (David di Donatello e Nastro d’argento come migliore attrice protagonista) e Diamanti di Ferzan Ozpetek, The Story of My Wife di Ildikó Enyedi, Supereroi di Paolo Genovese, Profeti di Alessio Cremonini, La Nouvelle Femme di Léa Todorov, e nelle serie Supersex, La Storia e L’Arte della Gioia.

Nel 2018 esordisce a teatro nello spettacolo La Maladie de la mort, liberamente tratto dal racconto di Marguerite Duras adattato da Alice Birch per la regia di Katie Mitchell, una coproduzione internazionale a cui partecipa anche Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.

Nel 2020 firma il suo primo corto da regista, BMM – Being My Mom, in concorso nella sezione Orizzonti alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, seguito dall’esordio nel lungometraggio, Marcel!, in selezione ufficiale al 75. Festival di Cannes.

Nel 2025 interpreta La Gioia di Nicolangelo Gelormini, Illusione di Francesca Archibugi e Gli occhi degli altri di Andrea De Sica, che le vale il premio come migliore attrice alla Festa del Cinema di Roma.

Giorgina Pi è regista, videomaker, drammaturga, scenografa e ricercatrice che vive tra Roma, Atene e Parigi. È fondatrice della compagnia Bluemotion e direttrice artistica dello spazio indipendente Angelo Mai a Roma, luogo di produzione e ricerca nelle arti performative contemporanee. Il suo lavoro attraversa teatro, cinema e scrittura, intrecciando mito greco, poesia contemporanea e pensiero transfemminista. Nei suoi progetti la scena diventa un dispositivo di ricerca in cui corpo, memoria e storia si incontrano, generando forme ibride tra parola, ambientazioni sonore, immagini e performance. Con i suoi spettacoli ha portato in Italia l’opera di Kae Tempest.

È l’ideatrice di Radicante, scuola delle arti transfemminista.

Le sue opere sono state presentate in teatri, festival e istituzioni culturali in Italia e all’estero.

Nel 2021 vince il premio Rete Critica con Tiresias, che nello stesso anno riceve anche tre premi Ubu, per Miglior Testo straniero e adattamento drammaturgico, Miglior ambiente sonoro e Miglior attore.

Valerio Vigliar, compositore, pianista, cantante e produttore, ha collaborato al cinema con Mario Martone, Gipi, Francesco Costabile, Francesca Comencini, Alessandro Rossetto, Agostino Ferrente, Jacopo Quadri, Roberto Minervini. È stato candidato ai Nastri D’Argento 2018 (film Amori che non sanno stare al mondo di Francesca Comencini) e ai David di Donatello 2025 (film Familia di Francesco Costabile). Il film Familia, di cui ha firmato la colonna sonora, ha rappresentato l’Italia nella competizione Miglior film straniero agli Oscar 2026.

Dal 2015 collabora alle creazioni di Bluemotion, con cui nel 2021 ha vinto il Premio Ubu migliori musiche e disegno sonoro per Tiresias diretto da Giorgina Pi.

Bluemotion è una compagnia artistica fondata a Roma da Giorgina Pi, nata all’interno dell’esperienza dell’Angelo Mai, spazio indipendente di produzione e ricerca nelle arti performative. Ne fanno parte artisti e artiste provenienti da discipline diverse – teatro, cinema, musica, arti visive e scrittura – che collaborano alla creazione di progetti condivisi. Il lavoro della compagnia dà vita a ambienti immersivi in cui i linguaggi si intrecciano e si contaminano, mettendo in relazione mito, scrittura contemporanea e immaginario politico. I lavori di Bluemotion sono stati presentati in teatri, festival e istituzioni culturali in Italia e all’estero.

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Pubblicato da
Roberto Di Biase

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