FORLÌ – IL MAESTRO VIRGILIO BRACONI, DIRETTORE MUSICALE DEL FESTIVAL VOCI NUOVE DI CASTROCARO, DAL 1962 AL 1988, CI HA LASCIATO. AVEVA 94 ANNI.
Così lo ricorda il giornalista Michele Minisci, nel suo libro “Castrocaro-Sanremo. Solo andata”, uscito proprio in questi giorni nella sua seconda edizione, con la prefazione di Ernesto Assante, di Repubblica, e del Ministero della Cultura.
Il maestro Virgilio Braconi è stato la colonna portante del festival Voci Nuove; è stato chiamato da Gianni Ravera, il patron del festival, a sua volta voluto fortemente dall’avv. Graziani prima e poi dal dott. Battistini, in pratica gli “inventori” della kermesse castrocarese.
Braconi, pianista di livello nazionale, noto maestro di musica e direttore d’orchestra, diplomato all’Accademia di Santa Cecilia, in Roma, una delle più importanti in Europa, è stato colui che ha preso per mano, per quasi 25 anni, tutti i partecipanti alle selezioni del festival per Castrocaro che avvenivano in tutta Italia, dopo una prima, forte scrematura, e poi con una giuria di esperti, e li conduceva fino alle finali.
Maestro Braconi, ma come facevate a selezionare più di 8.000, dico ottomila, concorrenti, in alcune edizioni?
“Facevamo…facevamo… – mi risponde ammiccante il maestro, con un risolino compiaciuto- Quanti viaggi abbiamo fatto, i primi anni, in giro per tutta l’Italia, io e Ravera, a bordo della sua Opel 1.300 color crema, e in seguito con un macchinone Fiat, tra balere, vecchi teatrini, sale da ballo, tutto faceva al nostro caso per “ascoltare” qualche voce interessante, nuova, originale. E poi, nelle ultime 4-5 selezioni che facevamo a Castrocaro e che duravano 2-3 mesi, in maniera più attenta e più completa, selezionavamo 20-30 cantanti ogni week end, per poi portare alla finalissima i 10 migliori tra loro. Nei primi anni, a presentare le varie audizioni, veniva con noi anche Pippo Baudo, giovanissimo giornalista che iniziava allora la sua carriera di presentatore-intrattenitore, e veniva a presentare anche nelle varie selezioni.
Quando le domande cominciarono ad arrivare a migliaia, grazie anche al battage che faceva il settimanale Bolero, sponsor del festival, uno dei periodici più diffusi del gruppo Mondadori, ma anche, successivamente, l’altro diffuso settimanale Sorrisi e Canzoni Tv, chiedevamo di spedirci le cassette ( allora c’erano solo quelle col nastrino) alla Rai di via Teulada, dove e io e Ravera, per mesi….le ascoltavamo tutte, dico tutte, e poi facevamo i verbali relativi e spedivamo le risposte a tutti i concorrenti…ti rendi conto?
In seguito alcune impiegate smistavano e suddividevano i vari concorrenti che ci sembravano meritevoli, per aree regionali, dove io e Ravera ci recavamo per fare la prima, grossa, scrematura, con eventi aperti al pubblico, e poi ci buttavamo a capofitto nelle varie e intense selezioni che facevamo a Castrocaro che duravano mesi, infine eravamo affiancati nella semifinale da giornalisti e note personalità, ma essenzialmente dalle Case Discografiche che si accaparravano i nomi che volevano inserire nelle loro “scuderie”, e li mettevano sotto contratto, che a volta combaciavano con i vincitori ma altre volte no”.
Il Maestro a questo punto fa una lunga e pensierosa pausa ma subito si riprende e si rimette a raccontarmi quando si arrivava alle 4-5 semifinali che si svolgevano a Castrocaro …con l’ultimo gruppetto dei possibili e probabili finalisti…quante impostazioni vocali, quante correzioni di tonalità, di ritmo, quanti suggerimenti per gestire meglio il diaframma, il respiro, per tutti quei ragazzi e ragazze che si presentavano a lui col cuore in gola, inseguendo il proprio sogno: diventare un cantante! Massima professionalità, rigore, ma anche, a volte, atteggiamenti affettuosi, bonari, come un padre verso i propri figli, qualità che hanno sempre contraddistinto l’attività del maestro Braconi, ricordato con affetto e grande stima da tutti i vincitori che ho intervistato.
Maestro, ma cosa cercavate in tutti quei giovani cantanti? Un nuovo sound, nuovi testi, nuovi tipi, nuove personalità?
“Cercavamo la “quadratura”, sai cosa intendo dire? Saper tenere il ritmo, cercare l’intonazione giusta e tenerla fino alla fine, far emergere la musicalità in ogni brano. E poi anche la personalità aveva un suo ruolo. Ecco, queste erano le basi su cui ci appoggiavamo”.
Maestro, dato che Ravera era stato un ex cantante melodico e poi il patron di Sanremo, il gota della melodia, non è che spesso vi siete appiattiti sulle logiche musicali della più famosa kermesse canora e quindi anche a Castrocaro le trasgressioni, le novità, non erano viste di buon occhio?
“Guarda caro Minisci, noi cercavamo sempre le novità…e poi le case discografiche, sempre presenti in massa a Castrocaro, cercavano anche loro la voce e il volto nuovi e lavoravano molto sulle nuove proposte. Eravamo all’avanguardia e se ti leggi tutti i titoli delle moltissime canzoni vincitrici, vedrai che mi darai ragione. E poi erano i concorrenti stessi che proponevano le canzoni da cantare, e nel corso degli anni molte canzoni presentate a Castrocaro hanno rispecchiato il tempo che si stava vivendo in quel periodo, abbiamo avuto anche noi molti cantautori”.
Maestro, ma avete mai preso delle “cantonate”, come si dice in gergo, nel senso che non avete capito il cantante che avevate di fronte?
“Probabilmente si- dice Braconi allargando le braccia e alzando lo sguardo al cielo- e penso ad alcuni che o non sono arrivati nemmeno alla finale, oppure che non hanno vinto il festival, ma poi sono diventati famosi, come Caterina Caselli, Iva Zanicchi, Mino Reitano, Gianni Pettenati, Fiorella Mannoia, Edoardo Bennato, Eros Ramazzotti, Nada, Nek. Ma le nostre selezioni erano durissime e al di sopra di ogni sospetto, ma quel Ravera aveva un “fiuto” notevolissimo, e poi penso che ogni cantante forse ha “il suo tempo”, il suo momento per esplodere! Ricordo che quando si presentò Caterina Caselli con il suo complesso, allora si chiamavano così, era 1963, l’anno in cui vince Gigliola Cinquetti, e ci propose un classico della canzone americana ” Stardust” ( Polvere di stelle), ma a ritmo di bossa nova…lo sa…ci spiazzò tutti, ci mise in difficoltà, non sapevamo come prenderla, come definirla! E quando, ancora, mi si presentò davanti una ragazzona enorme, nel 1965, dissi fra me e me….”ma questa dove vuole andare”! Poi tirò fuori una voce soul, sembrava una cantante americana…e nelle prove mi dava lei il tempo con sicurezza e decisione! Era Luciana Turina, che poi vinse il festival, andò a Sanremo, in Tv, e per molto tempo si fece onore”.
Maestro, a proposito dei grandi esclusi, mi racconti l’episodio riguardante Eros Ramazzotti, come mi accennava poco prima, che è molto sintomatico.
“Beh, è stato veramente significativo il percorso di questo giovane cantante. Quando si presentò davanti a noi questo ragazzo (Eros), timido, introverso, con canzoni lunghissime, cupe, non fece certo molta impressione.
Io conoscevo da tempo il suo papà, Adolfo, perché era anche lui cantante e se non ricordo male si era presentato molti anni prima al festival di Castrocaro, e poi perché prendeva da me lezioni di canto( in cambio mi metteva la carta da parati nell’appartamento che avevo preso alla periferia di Roma per fare le mie lezioni!), ed eravamo diventati molto amici, tant’è che venne a cantare l’Ave Maria al mio matrimonio!
Ricordo che dopo alcuni anni venne a lamentarsi con me perché questo suo figliolo, in cui lui credeva molto, non riusciva a trovare la sua strada nel mondo della musica e mi mise in mano un nastrino, insomma…una cassetta, con la preghiera di ascoltarlo bene e di dargli una mano. Io presi a cuore la faccenda e chiamai Eros a casa mia per “ascoltarlo bene”, come mi aveva raccomandato il suo papà. Gli dissi subito: “Caro Eros, butta via tutto quello che hai già scritto, sono brani lunghi come la Divina Commedia, fai qualcosa di più snello e di più moderno”.
Dopo poco tempo mi portò una cassetta con alcuni brani…”decenti” e allora cominciai a tampinare Ravera, affinchè desse una mano a questo giovane cantante, però senza successo, fino a quando una piccola etichetta discografica, la DDD di Roberto Galanti, prese a cuore il ragazzo…e lo lanciò. Poi sappiamo tutti dov’è arrivato Eros”.
Si ricorda, Maestro, qualche altro cantante in particolare che l’aveva colpito?
” Certo, sicuramente, nell’edizione del 1967 mi aveva colpito una ragazza di Palermo che si chiamava Giusy Romeo…io la spinsi molto, aveva il quid, sai cosa voglio dire…, tant’è che vinse quella edizione assieme a Elio Gandolfi. Quella giovane ragazza sarebbe poi diventata…Giuni Russo. Un gran peccato che ci abbia lasciato così presto”.
Qualche altro aneddoto particolare?
“Ah…quel birichino di Zucchero, nell’edizione che vinse nel 1981. Non voleva assolutamente cedere a Ravera, come regolamento per tutti i partecipanti, l’ edizione musicale del brano, e non voleva quindi cantare, salire sul palco, perché aveva capito di essere tra i favoriti….Io facevo la spola tra lui e Ravera, in un via vai allucinante tra i camerini del Bul Bul, la discoteca fuori Castrocaro, dove si svolgeva il Festival – A-n voj brisa cantèr- continuava a sbraitare Adelmo Fornaciari nel suo dialetto reggiano, da dietro la porta del suo camerino, sempre più adirato, ma alla fine l’ho convinto. Eh, si….negli anni ottanta cominciavano già a fare tutti i divetti!”.
Maestro, ma agli inizi c’è stata veramente quella “battaglia” tra i melodici e gli urlatori, come avveniva a Sanremo?
“No…no…noi inserivamo un po’ tutti i generi musicali e poi sentivamo le reazioni del pubblico, era questo un bel termometro”.
Come sono stati gli inizi, Maestro? Era la prima volta che si faceva un vero Concorso per le voci nuove…
“I primi anni, dal 1962 al 1967, sono stati i più belli, i più genuini, con il giovanissimo Pippo Baudo che presentava, ed era alle sue prime armi, con tutte le belle signore del posto che facevano la fila, elegantissime in abito da sera, per entrare al Padiglione delle Feste, coi ragazzi di Castrocaro , appostati nei loggioni, che facevano un tifo indiavolato, per non dire…caciara, ma anche selettivo verso i vari concorrenti, con l’Orchestra Novaga che accompagnava le esibizioni. Sembrava una grande famiglia….Poi, con la Tv, le Case Discografiche, il festival di Sanremo, diventò tutto più “serioso”, più importante, più frenetico.
Pensa che nei primi tempi, i castrocaresi mi consideravano uno di loro, mi sentivo come se fossi a casa mia; cominciai a frequentarli anche al di fuori del festival, tant’è che mi coinvolsero anche nella realizzazione di un 45 giri, per la scrittura della musica, perché le parole erano di un certo Flogal, con solo due brani, il classico Disco Souvenir, con l’orchestra I REALI 23 di Romagna, dai titoli sintomatici: sul lato A- Castrocaro- e sul lato B- Vino della Romagna”. E che magnate di “maltagliate” coi fagioli ci siamo fatti da Prati, e poi alla Cantinaza e i manicaretti della Frasca! Noto ristorante del tempo”.
E su questi ricordi il Mastro Braconi si lascia andare in risolini di scherno ma anche di sincero compiacimento e di malcelata nostalgia.
Maestro, vogliamo ristabilire una volta per tutte la verità su alcuni episodi che hanno fatto discutere la stampa locale e non, come la diatriba nell’edizione del 1962 che a detta di Iva Zanicchi doveva vincere lei se non avesse avuto una forte laringite, mentre la vincitrice Eugenia Foligatti ha sempre ribadito di aver vinto in quanto più brava!
Oppure l’eliminazione dell’unico promettente cantante castrocarese in gara nell’edizione del 1965, Luciano Bonavita, attribuita dalla stampa locale ad una pavida decisione della giuria per non essere accusata di aver favorito uno del posto, uno di casa!
” Ma non diciamo sciocchezze- sbotta Braconi con veemenza come se queste polemiche fossero riferite a ieri….e non a più di cinquant’anni fa, buttandola poi sul ridere – Guarda, posso testimoniare che la Zanicchi dovette ricorrere alle cure termali, anche su mio consiglio, con varie inalazioni ed aerosol…aveva una brutta laringite! Per quanto riguarda l’eliminazione del castrocarese Bonavita voglio ricordarti che in quella edizione sono stati eliminati anche Mino Reitano, Mario Tessuto (quello di Lisa dagli occhi blu) e Gianni Pettenati ( quello di…Bandiera gialla), che poi ebbero notevole successo, anche a livello internazionale”.
Maestro, dopo il 1988 con la scomparsa di Ravera due anni prima, e la fine della collaborazione con Sanremo, il festival Voci Nuove ha iniziato una parabola discendente di cui non si vede la fine. Infatti da allora ad oggi non è mai più emerso nessun Vincitore… che sia diventato poi famoso. Ma ha senso continuare così? Con tutti questi Talent che fanno ormai la parte del leone?
Il Maestro Braconi sta per rispondermi…poi inizia a scuotere malinconicamente la testa, senza proferire parola. E io capisco subito cosa voleva dirmi. Chiudo il mio blok-notes e lo saluto cordialmente e affettuosamente.
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