Ettore (nome di fantasia), viene dal Gambia, una striscia di terra africana dove la metà della popolazione è analfabeta, uno dei paesi più poveri e meno sviluppati al mondo. Scappato in cerca di speranza ha attraversato il deserto, passando per il Medio Oriente, arrivando in Turchia e da qui è arrivato in una delle isole greche. Andrea (nome di fantasia) invece viene da Kabul, Afghanistan. Da quando è nato ha sempre vissuto la guerra.
«Questi due ragazzi sono partiti poco più che bambini dai loro paesi e per anni hanno attraversato paesi, pericoli e soprusi. Adesso nelle case famiglia in cui saranno accolti, dopo un periodo di quarantena, cercheranno il sostegno necessario per ricostruirsi una nuova vita. E’ più che un diritto, è una speranza che va protetta», commenta Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità di don Benzi.
Il corridoio umanitario è stato realizzato grazie al protocollo firmato da Comunità di Sant’Egidio e ministero dell’Interno, nonché dalla collaborazione delle autorità greche e il sostegno della Commissione europea. Dal febbraio 2016 ad oggi 3.500 persone sono giunte in modo sicuro e legale, al riparo dai trafficanti di esseri umani, in Italia e altri paesi europei.
Con i corridoi umanitari dalla Grecia si tenta di risolvere la situazione di una parte dei profughi – famiglie con bambini, persone vulnerabili e minori non accompagnati – presenti nell’isola di Lesbo ormai da tempo, in attesa di una collocazione, con condizioni di vita rese ancora più difficili in questi ultimi mesi per gli effetti della pandemia.
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