BOLOGNA – “Abbiamo voluto come Giunta aprire questa seduta del Consiglio comunale con una particolare ricorrenza nel segno della memoria e della nostra comune responsabilità.
Quarant’anni fa, il 22 febbraio 1986, la città di Bologna rese omaggio a Giuseppe Dossetti conferendogli l’Archiginnasio d’oro, la più alta onorificenza civica. Quel gesto rappresentò il riconoscimento pubblico di una vita spesa al servizio della Repubblica Italiana, della democrazia, della Costituzione, della comunità bolognese metropolitana.
In quella occasione, nella Sala dello Stabat Mater, il sindaco era Renzo Imbeni, Dossetti pronunciò un discorso che resta tra i testi civili più intensi del secondo Novecento italiano. Un insegnamento anche in riferimento al momento politico e istituzionale che stiamo attraversando.
Nel suo discorso parlò della propria vicenda personale intrecciata alla storia della città. Rievocò gli anni della Resistenza, l’impegno costituente, la stagione delle grandi speranze repubblicane. Richiamò la Costituzione come fondamento vivo della convivenza civile. Disse parole che oggi sentiamo come rivolte direttamente a noi: la Costituzione rappresenta un progetto esigente, un orizzonte che orienta l’azione pubblica verso la dignità della persona e la giustizia sociale.
Dossetti offrì alla città una meditazione alta sulla politica. La descrisse come forma di carità civile, come servizio al bene comune, come disciplina dell’intelligenza e del cuore. Nelle sue parole la politica assume una statura morale che unisce competenza e profondità spirituale, concretezza amministrativa e tensione ideale.
Affermò che la vita pubblica richiede studio, rigore, preparazione. Chiedendo ascolto delle trasformazioni sociali, comprensione dei mutamenti economici, attenzione alle fragilità emergenti.
In un passaggio particolarmente significativo, ricordò che ogni stagione storica porta con sé prove nuove, e che ogni generazione è chiamata a misurarsi con la propria responsabilità. La democrazia vive attraverso questo passaggio di testimone, attraverso la fedeltà creativa ai principi fondativi.
Quarant’anni dopo, quella lezione è ancora capace di illuminare il nostro presente.
Viviamo un tempo complesso, attraversato da trasformazioni tecnologiche rapide, da tensioni sociali diffuse, da nuove domande di protezione e di giustizia. In questo scenario il pensiero di Dossetti indica una direzione chiara: coltivare la profondità, rafforzare le istituzioni, custodire la qualità del confronto democratico.
La sua riflessione sulla Costituzione parla alla nostra responsabilità quotidiana. La Carta repubblicana afferma la centralità della persona, il valore del lavoro, la funzione sociale della proprietà, l’eguaglianza sostanziale. Questi principi guidano la nostra azione amministrativa in una città che investe nel welfare, nella scuola, nella casa, nella salute, nella sicurezza come bene pubblico condiviso. Contenuti che abbiamo ritrovato in queste settimane nella mostra dedicata al sindaco Zangheri in Salaborsa.
Dossetti seppe leggere Bologna come comunità viva, come laboratorio civico, un luogo in cui si intrecciano storia, cultura, solidarietà, partecipazione.
Nel suo discorso all’Archiginnasio emerge anche un forte richiamo alla qualità della classe dirigente. Dossetti parlò della necessità di una formazione solida, di una preparazione culturale capace di sostenere decisioni giuste. Una democrazia che cresceva attraverso amministratori consapevoli del proprio ruolo, capaci di leggere i fenomeni con strumenti adeguati, orientati da un’etica pubblica esigente.
Quest’Aula, il Consiglio comunale, rappresenta uno dei luoghi in cui quell’etica ha preso forma concreta. Qui si elaborano indirizzi, si discutono scelte, si assumono responsabilità. Ricordare oggi il conferimento dell’Archiginnasio d’oro a Dossetti significa riaffermare un’idea alta della politica municipale, il ruolo stesso del Consiglio comunale.
Le parole di Dossetti ci accompagnano verso un impegno rinnovato. Ci invitano a vivere il mandato istituzionale come servizio, a tenere insieme idealità e concretezza.
La memoria di quella giornata è una risorsa effettiva per il presente: radici solide e azioni concrete. Indica una traiettoria.
Oggi, nel ricordarla e nel rinnovare la nostra dedizione a quei valori, scegliamo di guardare avanti con fiducia e determinazione. L’etica pubblica a cui Dossetti richiamò la nostra attenzione ci invita oggi a considerare la vita civica non come un insieme di atti individuali, o come una rissa continua, ma come un’opera di cooperazione e responsabilità condivisa.
Faccio nostro questo invito a lavorare fianco a fianco — per la città, per i suoi quartieri e per tutte le comunità che la compongono — perché è nella collaborazione e nella corresponsabilità che si realizza la vera vita democratica”.
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