Commemorazione dei Caduti del 9 settembre

Palazzo Mercanti_500PIACENZA – Il discorso della sindaca Tarasconi:

Buongiorno a tutte e a tutti,

rivolgo innanzitutto il mio saluto e il mio ringraziamento alle autorità civili e militari, alle rappresentanze delle associazioni combattentistiche e d’arma, alle associazioni partigiane e a tutti coloro che, con la loro presenza, tengono viva la memoria della nostra comunità. Siamo qui, ancora una volta, davanti a questa lapide, per ricordare i Caduti del 9 settembre 1943. Trentasei nomi: uomini diversi per età, per ruolo, per storia personale. Trentuno militari e cinque civili, accomunati dal fatto di essersi trovati, quella mattina, dalla stessa parte: dalla parte della propria città.

Sono trascorsi ottantatré anni. Un tempo abbastanza lungo perché quella mattina possa sembrare lontanissima. Eppure ci sono date che non appartengono soltanto al passato. E che restano dentro la storia di una comunità perché raccontano una scelta. L’8 settembre aveva lasciato l’Italia in una condizione drammatica di disorientamento e di incertezza. Il giorno dopo, qui a Piacenza, di fronte all’avanzata delle truppe tedesche, militari e cittadini decisero di resistere.

Non sappiamo che cosa passasse nella mente di ciascuno di loro. Possiamo però immaginare la paura, l’incertezza, la consapevolezza della sproporzione delle forze in campo. E tuttavia rimasero. È questo, forse, il significato più profondo che possiamo attribuire oggi al loro sacrificio: in un momento in cui tutto sembrava crollare, ci furono persone che scelsero di non voltarsi dall’altra parte.

Ma non dobbiamo trasformare quella scelta in un’immagine retorica o astratta. La memoria è davvero utile soltanto quando conserva la concretezza delle vite che ricorda. Quegli uomini avevano un nome, una famiglia, affetti, paure, progetti. E quella mattina persero la vita. Per questo oggi non celebriamo la guerra. Celebriamo il coraggio di chi, dentro la guerra, scelse di difendere la propria comunità e la propria libertà. E ricordiamo che la libertà non è mai un’eredità acquisita una volta per tutte. È qualcosa che ogni generazione riceve e che ogni generazione ha il compito di custodire.

Piacenza ha costruito una parte importante della propria identità democratica anche attraverso le vicende drammatiche di quei mesi. La Resistenza sarebbe proseguita negli anni successivi, fino alla Liberazione, e il contributo della nostra città e del nostro territorio sarebbe stato riconosciuto con la Medaglia d’oro al Valor Militare.

Ma oggi vorrei fermarmi prima di tutto a questo luogo e a questa data. Perché la memoria non ha bisogno di essere continuamente allargata per essere profonda. A volte è sufficiente fermarsi davanti a dei nomi e pronunciarli idealmente uno per uno.

Trentasei persone. Trentasei vite. Trentasei ragioni per non dimenticare. Il nostro compito, oggi, non è soltanto ricordarle. È fare in modo che ciò che è accaduto continui a parlare al presente: attraverso la difesa delle istituzioni democratiche, il rispetto della dignità di ogni persona, il rifiuto della violenza come strumento per risolvere i conflitti, la costruzione quotidiana di una comunità nella quale nessuno sia lasciato solo.

È questo il modo più concreto che abbiamo per essere all’altezza di chi, quella mattina del 9 settembre 1943, si trovò davanti alla Storia e scelse di stare dalla parte della libertà. A loro, ai Caduti, alle loro famiglie e a tutti coloro che hanno contribuito alla Liberazione del nostro Paese, va oggi la riconoscenza della città di Piacenza. Grazie.