Il film narra la storia di due cugini, David e Benji Kaplan che si recano in Polonia per riallacciare i rapporti con le proprie radici ebraiche e con il passato della nonna che hanno perso di recente. Il primo, interpretato da Jesse Eisenberg, vive con la moglie e il figlioletto e lavora a New York, conducendo un’esistenza da adulto responsabile. Il secondo, interpretato da Kieran Culkin, è un simpatico fannullone, apparentemente spensierato e rilassato, che vive a Binghamton, a tre ore di macchina dalla “Grande Mela”. I due in passato erano molto uniti, ma poi col tempo si sono allontanati. C’è molta commedia sgangherata in “A real pain”: l’interpretazione di Eisenberg è formidabile, smorzata e ipercinetica nei modi giusti, anche il co-protagonista Culkin è straordinario, il suo Benji spesso dice la cosa sbagliata che però misteriosamente finisce per essere la cosa giusta. Il film è un viaggio attraverso i legami stridenti che tengono unite le famiglie e una riflessione su come eventi che non abbiamo nemmeno vissuto noi stessi possano comunque segnarci per sempre. Un’opera semplicemente scaturita dal cuore e dal cervello fuori dal comune di Eisenberg, il cui effetto è quasi miracoloso.
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