Chiesetta Ricci, presto l’intervento di recupero

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La Giunta ha dato il via libera al progetto esecutivo per il restauro e rafforzamento urgente del monumento per circa 95 mila euro. Lavori della durata di circa 8 mesi

MODENA – Nei primi mesi del nuovo anno prenderà il via l’intervento di recupero della chiesetta Ricci in via Finzi 208 a Modena.

La Giunta comunale, su proposta dell’assessore ai Lavori pubblici Andrea Bosi, ha infatti dato il via libera al progetto esecutivo per il restauro e la riparazione con rafforzamento locale del monumento ed è in corso la ricerca di mercato per assegnare i lavori, che avranno una durata di circa 8 mesi.

Questo primo intervento, del valore di 95 mila euro, è volto a effettuare gli interventi più urgenti per sottrarre il bene da una situazione di precarietà dovuta all’assenza di copertura da diversi anni e di vulnerabilità peggiorata con le sollecitazioni indotte dagli eventi sismici del 2012. Si procederà quindi con la realizzazione della copertura, la velinatura cautelativa delle pareti in modo da salvare i decori pittorici rimasti, la pulitura, il consolidamento e restauro delle superfici interne e la ricollocazione degli infissi. I lavori, autorizzati dalla Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le provincie di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, saranno finanziati per circa 40 mila euro dalla Regione Emilia-Romagna con risorse per la ricostruzione post sisma e per 55 mila euro dal Comune.

Il criterio che sarà utilizzato per questo intervento sarà di tipo conservativo, senza intraprendere la ricostruzione di parti mancanti, consentendo la lettura completa dell’edificio e della sua travagliata storia. Si procederà con i lavori di consolidamento strutturale, quali appunto la ricostruzione della copertura, previo rinforzo e preparazione del cornicione e consolidamento della cuspide mediante un perno in acciaio. Il progetto prevede un sistema di connessione diffuso con barre in acciaio tra la copertura e le pareti murarie per bloccare i meccanismi locali di ribaltamento delle facciate in caso di sisma, oltre a interventi di cuci e scuci.

In termini edili e di restauro si procederà alla pulitura, disinfestazione, consolidamento e parziale reintegro a neutro degli intonaci mancanti e ripresa dei decori nelle parti interne, alla posa di gronde e pluviali e innesto alla rete esistente previa verifica e pulizia, alla realizzazione di un portone analogo a quello attualmente presente, al restauro delle inferriate e della croce sommitale, alla pulizia e ceratura del pavimento, oltre alla posa delle finestre e della lunetta.

Con un successivo progetto si provvederà al restauro delle superfici esterne e dell’area di sedime, oltre alla realizzazione degli impianti elettrici e di illuminazione interni ed esterni, in modo da rendere completamente fruibile al pubblico l’edificio. Verrà sviluppato anche un progetto di valorizzazione del monumento inserendolo nei percorsi storici, culturali e religiosi della città, con l’installazione di videomapping multimediali sulla storia del Risorgimento modenese e sulla vicenda di Giuseppe Ricci, guardia nobile d’onore e cavaliere dell’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro, ingiustamente accusato di tradimento e condannato a morte per fucilazione dal duca Francesco IV nel periodo che seguì i moti del 1831.

La chiesetta Ricci fa parte di un complesso abitativo rurale padronale a corte, presumibilmente di epoca tardo settecentesca, ed è costituita da un unico ambiente rettangolare di circa 42 metri quadrati. Si presenta con un interno piuttosto semplice: sulle pareti laterali sono presenti due finestre e, in corrispondenza del presbiterio, una porta. Sui lati sono collocate quattro lapidi commemorative di membri della famiglia Ricci mentre sul pavimento, in prossimità dell’ingresso, è presente una lapide di chiusura della camera tombale sotterranea dove, oltre ai resti di Giuseppe Ricci, sono conservate le spoglie di alcuni altri esponenti della famiglia modenese.

Un tempo di proprietà privata, è divenuta di proprietà dello Stato per rinuncia da parte dei proprietari nel 1993 e, con l’accordo di valorizzazione con la Direzione regionale dell’Emilia-Romagna dell’Agenzia del Demanio, il Comune ne è diventato proprietario nel 2019. Già prima, l’Amministrazione comunale si era interessata per la messa in sicurezza del bene e aveva aperto il confronto con la Regione per il suo recupero: il progetto preliminare era infatti stato presentato e approvato già a fine 2017.