Piacenza

Case di Rocco, via libera del Ministero della Cultura alla demolizione dell’edificio fatiscente

PIACENZA – Sarà demolita nei prossimi giorni, come previsto dall’ordinanza comunale del 28 settembre scorso, la “Casa del guardiano del ponte”, il fabbricato in località Case di Rocco – attualmente di proprietà dell’Erario dello Stato – in condizioni di fatiscenza verificate dai Vigili del Fuoco, tali per cui l’Amministrazione ne aveva disposto l’abbattimento per ragioni di sicurezza e tutela della salute pubblica.

Il via libera ufficiale è arrivato al Comune di Piacenza con una nota della Commissione regionale per il Patrimonio Culturale dell’Emilia-Romagna, in cui si sancisce che l’immobile non presenta i requisiti di interesse culturale che per legge ne imporrebbero la conservazione, definendo l’edificio al civico 270 di via Emilia Pavese “un’ordinaria architettura rurale di servizio, rispondente a criteri di pura funzionalità utilitaristica e priva di elementi di pregio artistico o di ricercatezze formali”.

Il nulla osta all’abbattimento – su cui l’Amministrazione comunale aveva chiesto, contestualmente all’emanazione dell’ordinanza, un parere alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Parma e Piacenza in merito ad eventuali vincoli – è stato trasmesso alla ditta incaricata della bonifica del sito, che procederà pertanto secondo le indicazioni ricevute.

La comunicazione della Commissione regionale del Ministero della Cultura specifica che “l’attuale manufatto, prevalentemente ascrivibile a una fabbrica rurale del XVII secolo, ha subito nel tempo la totale demolizione di tutte le pertinenze e dei corpi di fabbrica secondari”, il che “ne ha compromesso l’unitarietà e l’identità spaziale del complesso originario, riducendolo a una porzione isolata e decontestualizzata”.

L’edificio viene descritto dalla Commissione regionale come “del tutto privo di elementi decorativi, finiture di pregio o peculiarità architettoniche”, con una configurazione che “lo priva di un valore di unicità” e una morfologia ascrivibile all’edilizia rurale minore. Oltre a considerarlo una tipologia “comune e ampiamente replicata di presidio logistico di sosta”, di cui si ritrovano numerosi esempi nel Piacentino e lungo l’asse padano, la nota ministeriale evidenzia “lo stato di collabenza strutturale che lo rende inabitabile e del tutto inaccessibile per ragioni di sicurezza pubblica”, rimarcando che “il crollo della copertura e la conseguente esposizione agli agenti atmosferici, innescati dal cedimento progressivo dei solai interni, hanno compromesso significativamente l’integrità materiale delle finiture originarie”.

Nel ribadire la mancanza di requisiti di interesse storico, architettonico e tipologico necessari a giustificarne il vincolo, la Commissione regionale aggiunge che l’immobile “non rappresenta un unicum sotto il profilo tipologico e costruttivo, non possiede caratteri di particolare interesse in rapporto al contesto urbano e rurale di inserimento e non costituisce testimonianza di relazioni culturali significative”.

La nota si conclude con un riferimento all’eventuale interesse archeologico, ipotizzando che al di sotto dell’attuale piano di campagna non si possano escludere tracce di insediamenti precedenti. Si rimanda, in caso di lavori di scavo successivi alla demolizione, alla normativa vigente in materia di tutela archeologica e alle necessarie verifiche preventive in tal senso.

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Pubblicato da
Roberto Di Biase

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