
Presentata al Parco Baden Powell la sperimentazione del Comune e i nuovi cartelli informativi, in collaborazione con la Consulta del Verde
BOLOGNA – Far crescere l’erba più alta in punti selezionati della città per contrastare il caldo e tutelare la biodiversità: il Comune di Bologna ha deciso di adottare in maniera diffusa la gestione del verde a sfalcio ridotto, inserendo questa soluzione basata sulla natura (NBS, Nature based solutions) tra le azioni della strategia di Bologna Verde.
Riducendo la frequenza dei tagli nei prati pubblici, l’obiettivo è consentire alle piante di completare il loro ciclo naturale, trasformando i parchi in veri e propri alleati contro la crisi climatica e a difesa della biodiversità urbana.
Il progetto è stato presentato stamattina dalla vicesindaca Emily Clancy con Daniela Rocca, presidente della Consulta del Verde e la consigliera comunale Giorgia De Giacomi, al Parco Baden Powell di via Don Sturzo, nel quartiere Porto-Saragozza, una delle aree a sfalcio ridotto presenti in città.
È stata anche l’occasione per presentare i primi cartelli informativi realizzati in collaborazione con la Fondazione IU Rusconi Ghigi che illustrano le finalità dell’intervento e le buone norme per vivere questi spazi. Una nuova segnaletica che progressivamente farà la sua comparsa in tutte le zone cittadine interessate, con l’obiettivo di accompagnare la cittadinanza nella comprensione di questo cambiamento.
La scelta nasce da un lavoro condiviso con la Consulta del Verde del Comune di Bologna, il cui contributo è stato fondamentale per individuare e adottare lo sfalcio ridotto come pratica utile alla cura e al mantenimento degli spazi verdi, sia per le persone che per gli ecosistemi. Diverse udienze conoscitive e un ordine del giorno, presentato anche grazie al contributo di Life for pollinators e Orto Botanico e approvato all’unanimità in Consiglio comunale, avevano a loro volta sollecitato azioni concrete su questo versante.
Se per gran parte del tessuto urbano lo sfalcio ridotto rappresenta un’innovazione diffusa, Bologna può vantare una storia che parte da lontano: nel Parco Villa Ghigi questa modalità di gestione viene infatti portata avanti con successo da oltre vent’anni dalla Fondazione IU Rusconi Ghigi, rappresentando un modello pionieristico che ha anticipato i tempi e dimostrato sul campo la validità di questo approccio.
Decidere di lasciar crescere l’erba più alta porta infatti con sé benefici concreti e misurabili. Dal punto di vista climatico, la vegetazione rigogliosa protegge il terreno dal calore estivo e dall’erosione, ne migliora la fertilità e crea uno scudo naturale contro l’effetto “isola di calore” e la siccità, aumentando la capacità del suolo di trattenere l’umidità e assorbire le piogge intense.
Sul fronte della qualità dell’aria, l’erba alta garantisce un maggiore assorbimento degli inquinanti atmosferici, mentre la minore frequenza dei passaggi con macchinari a motore riduce consumi, emissioni e inquinamento acustico.
Non meno importante è il ritorno della biodiversità: queste aree diventano veri e propri rifugi per insetti impollinatori, piccoli mammiferi, uccelli e piante spontanee che arricchiscono il paesaggio con fioriture e colori variabili nel corso delle stagioni.
La sperimentazione prevede un monitoraggio tecnico delle aree coinvolte per osservare i benefici generati, un monitoraggio delle specie vegetali e animali all’interno delle aree coinvolte e, in alcuni casi, il coinvolgimento di gruppi di cittadine e cittadini, realtà attive e associazioni esperte in campo ambientale e naturalistico, oltreché, come già detto, attività di comunicazione per informare, sensibilizzare e coinvolgere la cittadinanza.
Attualmente la rete delle aree a sfalcio ridotto sottoposte a monitoraggio ambientale comprende, oltre al Parco Baden Powell e al Parco Villa Ghigi, anche il Parco Don Bosco (gestito con un Patto di collaborazione insieme a Fondazione IU Rusconi Ghigi, Legambiente, Comitato Parco Don Bosco e WWF), il Parco dell’Arboreto in via del Pilastro e il Giardino Vittime della Uno Bianca in via Populonia.
Dopo questa fase sperimentale e visti gli ottimi risultati del progetto, il prossimo anno saranno individuate altre aree da affiancare a quelle attuali.
Questa scelta non limita la vivibilità dei parchi pubblici perché riguarda porzioni di prato individuate con cura, mentre le aree più frequentate dalla comunità, come le zone con i giochi per bambine e bambini, le aree per lo sgambamento dei cani, i percorsi pedonali e le aree con le panchine, continuano a essere regolarmente sfalciate a prato corto. Resta inoltre possibile accedere anche nelle aree con erba alta, rispettandone la vegetazione (ad esempio, evitando di raccogliere fiori o danneggiare le piante) e senza lasciare alcun tipo di rifiuto. Non è invece consentito far entrare i cani in queste aree, per la loro sicurezza e quella degli altri animali.









