È quanto ha accertato l’Ispettorato d’Area Metropolitana di Bologna in esito ad un’accurata attività ispettiva che si è conclusa nei giorni scorsi.
I lavoratori, ingaggiati attraverso piattaforme internet o annunci sulle bacheche universitarie, venivano messi in contatto con i referenti delle aziende future utilizzatrici per lo svolgimento di colloqui motivazionali e tecnici preordinati alla selezione.
Ad esito del colloquio, se giungeva il gradimento delle aziende clienti, i lavoratori venivano assunti, con rapporto di lavoro subordinato, dalla società ingaggiatrice e inviati in missione presso le unità operative delle aziende utilizzatrici.
Qui i professionisti tecnici venivano seguiti e coordinati direttamente dalle ditte committenti, risultando inseriti nei team operativi in maniera promiscua e senza differenziazioni di mansioni e compiti con il restante personale, per soddisfare particolari picchi di attività lavorativa o per far fronte a sopravvenute carenze di organico.
La società ingaggiatrice, titolare dei rapporti di lavoro con i nuovi assunti, per lo più neolaureati o alla prima esperienza lavorativa, si limitava a gestire i lavoratori esclusivamente sotto l’aspetto amministrativo e contabile.
Gli pseudo-appalti risultavano stipulati con aziende operanti in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Liguria, Friuli, per cui si è ritenuto di accentrare l’accertamento presso l’Ispettorato d’ Area metropolitana di Bologna, ove risultava la sede legale della società ingaggiatrice, da cui il fenomeno partiva e si diramava in tutto il Centro-Nord.
L’attività ispettiva ha consentito di accertare la presenza di 38 lavoratori illecitamente somministrati, diversamente distribuiti tra le 15 aziende clienti, oltre a 2 lavoratori in nero.
Alle aziende interessate sono state contestate sanzioni per un importo complessivo di 205.000 euro.
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