“Pochi elementi per tendere all’infinito. – ha detto Laila Tentoni, vicepresidente di Casa Artusi – Acqua e farina sono due ingredienti poveri che racchiudono tutta la tradizione della cucina italiana La musica ha sette note, alla cucina bastano due semplici ingredienti. Questo perché la nostra è una cucina popolare, nata in un contesto di povertà”.
L’emblema è la storia della piadina, fino a poche generazioni fa pane dei poveri, fatta con farine di scarsissima qualità, prodotto che non aveva una sua chiara identità e definizione. Tant’è che Artusi ne scrive nel suo celere Manuale e la chiama “pasta matta” (ricetta numero 153). La svolta arriva con il lievito e con Giovanni Pascoli che la nobilita a prodotto simbolo della terra di Romagna.
All’incontro svoltosi venerdì 29 giugno alla Festa Artusiana erano presenti Adriano Rigoli e Marco Capaccioli, Presidente e Vicepresidente dell’Associazione Nazionale Case della Memoria, Paola Pescerelli Lagorio, Presidente di Casa Raffaele Bendandi di Faenza e coordinatrice in Emilia-Romagna dell’Associazione Nazionale Case della Memoria, l’Assessore Patrizia Ornelli di Grizzana Morandi (Bologna).
(foto della presentazione di venerdì 29 giugno a Casa Artusi)
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