BOLOGNA – L’alba di un giorno nuovo, l’alba della Liberazione.
Erano le 5.25 del 10 aprile 1945 quando Alfonsine, stremata dalla battaglia del Senio, venne liberata dal Gruppo di Combattimento ‘Cremona’ insieme ai partigiani che avevano liberato Ravenna. Finì così la lunga occupazione nazifascista che portò fame, morte – 380 le vittime civili- e distruzione.
Ottantuno anni dopo la città in provincia di Ravenna celebra la Liberazione con una cerimonia che dal Sacrario dei Caduti a Camerlona si conclude in piazza Gramsci. Tra le iniziative anche la mostra al Museo della Battaglia del Senio “Italia 1946. L’alba della Repubblica” a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e l’Età Contemporanea di Ravenna.
Alla commemorazione, organizzata oggi dal Comune in collaborazione con l’Anpi, è intervenuta l’assessora regionale alla Cultura, Gessica Allegni. Con lei, tra gli altri, anche il sindaco, Riccardo Graziani, e Tamara Ferretti, segretaria nazionale dell’Anpi.
“Il 10 Aprile 1945- sottolinea Allegni– è una data che segna lo spartiacque tra l’incubo dell’oppressione nazifascista e l’alba della ricostruzione civile e morale, dopo il lungo inverno in cui il Senio aveva costituito la linea del fronte e dove Alfonsine si trovò ad essere perno del settore orientale della Linea Gotica. In questi luoghi si è scritta una pagina fondamentale della storia della nostra Repubblica, di cui quest’anno celebriamo l’ottantesimo anniversario. Ma quanto accaduto ottantuno anni faci riguarda ancora, perché quella libertà conquistata con la lotta e i sacrifici di uomini e donne è stata costruita ogni giorno, con le leggi, con le istituzioni, con la partecipazione civile. Con la Costituzione che ne è figlia diretta. Uomini e donne- aggiunge Allegni- che hanno camminato insieme per costruire dalle macerie un Paese libero”.
“La Resistenza della bassa Romagna- aggiunge Allegni– ebbe protagonisti di straordinario rilievo, che avrebbero poi guidato la rinascita democratica del Paese. Dal Comandante “Bulow”, Arrigo Boldrini, per sempre simbolo, identità, sangue che scorre nelle vene delle cittadine e dei cittadini di queste terre; a Benigno Zaccagnini, “Tommaso Moro”, che all’integrità e al dialogo a cui seppe ispirare la sua ribellione al fascismo dedicò una vita a servizio delle istituzioni; a Mario Cassani, il sindaco della ricostruzione, capace di scelte difficili e rischiose; poi ad Amalia Geminiani, che da giovane staffetta percorreva le strade tra Alfonsine e i comuni vicini, sfidando la sorte, e che ci ha lasciati poco tempo fa”.
“Questa- afferma l‘assessora– è la memoria che Alfonsine custodisce e che deve interrogarci ancora oggi. Memoria che non è un monumento da ammirare, il gesto retorico di una commemorazione, ma è materia viva, ciò che ci rende umani, in un mondo sempre più privo di riferimenti dove la guerra è l’ultimo rifugio di uomini potenti. Per questo, la Regione Emilia-Romagna si è dotata di una Legge sulla memoria del ‘900, perché vive in noi la consapevolezza del ruolo che le Istituzioni sono chiamate ad esercitare perché ciò che è stato, in particolare durante il secondo conflitto mondiale, non solo non cada nell’oblio, ma non venga revisionato o sporcato da interpretazioni che non rispettano e non riconoscono la storia”.
“Essere qui oggi- chiude Allegni– in questa piazza che porta il nome di Antonio Gramsci e che accoglie il grande monumento di Angelo Biancini non è per un semplice atto di presenza istituzionale. È un esercizio di appartenenza ad una storia che abbiamo la responsabilità di custodire e far conoscere. Liberata Alfonsine, liberata l’Italia, la democrazia è un bene prezioso che non possiamo dare per scontato. Tina Anselmi, prima donna ministra della Repubblica, ricordando la scelta di sposare la causa della resistenza, disse: ‘Capii allora che per cambiare il mondo bisognava esserci’. Vale anche per noi. Viva Alfonsine, viva la Repubblica, viva la Resistenza!”.
Il cammino di Alfonsine verso la Liberazione
Dopo i mesi del freddo, della fame, delle piogge e dei campi minati e allagati, dei bombardamenti e della distruzione (la guerra ha spostato Alfonsine da un lato all’altro del fiume e sarà ricostruita alla sinistra del Senio), la mattina del 10 aprile 1945, a seguito della battaglia del Senio, ultima grande battaglia della campagna d’Italia, Alfonsine viene liberata: in prima fila, oltre ai militari alleati e ai partigiani, gli uomini del Gruppo di Combattimento ‘Cremona’, formato per più di metà da ex partigiani dell’Umbria, della Toscana, delle Marche, che una volta liberi si erano arruolati volontari. Erano i soldati con il fazzoletto rosso al collo.
Dalla Resistenza alle resistenze
Per Alfonsine, medaglia d’argento al Valor civile e medaglia d’argento al Valor militare, il 10 aprile è da allora giorno di festa. Da qualche anno, poi, l’Amministrazione ha scelto di collegare il ricordo della Resistenza antifascista alla conoscenza di nuove Resistenze. Così in questi anni sul palco delle celebrazioni si sono avvicendate figure come i ragazzi di Libera Terra, Francesco Forgione e Rosy Bindi, entrambi in qualità di presidenti della commissione parlamentare antimafia, Rita Borsellino, Nando Dalla Chiesa, Claudio Fava, la Fondazione Impastato, Margherita Asta, a portare memoria delle vittime innocenti nella guerra di mafia ed altri rappresentanti dell’impegno a sostegno della Costituzione e della legalità, Bernard Dika, Alfiere della Repubblica, come esempio di cittadinanza attiva.
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