“Per l’uguaglianza – come cambiare i nostri immaginari”

Il campione del mondo Lilian Thuram domani a Rimini per Per l'uglaglianzapresentare il suo libro

RIMINI – “Per l’uguaglianza – come cambiare i nostri immaginari” è il titolo del libro di Lilian Thuram, grande campione di calcio che ha indossato le maglie di Parma, Juventus e Barcellona e che sarà presentato alla presenza dell’autore alla sala del Giudizio del Museo della Città (via Tonini 1), giovedì 31 marzo alle 21. Moderatore dell’incontro sarà Emiliano Visconti di Rapsodia – Libri Eventi, associazione che organizza l’appuntamento in collaborazione con l’Amministrazione Comunale. Il giorno seguente, venerdì 1 aprile, Thuram incontrerà settecento ragazzi di varie scuole superiori di Rimini, in particolar modo i ragazzi dell’ITIS “Belluzzi-Da Vinci”, insieme a studenti del Liceo Einstein e del Liceo Giulio Cesare.

La carriera sportiva di Thuram è iniziata in Francia nel Monaco proseguendo poi in Italia, indossando dapprima la maglia del Parma e successivamente della Juventus, e si è conclusa nel Barcellona a 36 anni a seguito di problemi di salute. Durante la sua carriera ha vinto molto titoli fra i quali campionato del mondo, d’Europa e in Italia, due scudetti e tre supercoppe. Contemporaneamente alla carriera sportiva Lilian Thuram si è speso nel sociale promuovendo l’integrazione contro ogni forma di discriminazione contro ogni forma di razzismo. Per questo ha costituito una Fondazione, che porta il suo nome con la quale svolge numerose attività in ambito educativo nell’ambito giovanile.

Questa esperienza ha voluto raccontarla in un libro, scritto in collaborazione con intellettuali e studiosi quali Todorv e Viewiorka anch’essi membri della Fondazione, dal titolo “Per l’uguaglianza”. Il testo in parte è autobiografico in parte, analitico e riflessivo. L’autore racconta, nei primi capitoli, la propria vicenda personale.

Thuram, nato in Guadalupa, penultimo di una famiglia con cinque figli nati da padri diversi, condizione normale nella terra d’origine, ma non in Francia, dove si trasferisce a nove anni ed è in questa momento che comincia a porsi delle domande essendo un bambino curioso. Tutto il libro è una sequenza di interrogativi che nascono dall’esperienza personale e riguardano, dapprima, la “differenza” – vistosa – fra il suo modello di famiglia e quello dei compagni di scuola e di gioco.

La questione del razzismo Thuram la scopre in Francia in quanto sostiene che “è stato al mio arrivo a Parigi che sono diventato nero” prima non si era mai posto il problema. Ma a Parigi il colore della pelle è causa di stigmatizzazione. La differenza diventa diversità. Tuttavia, “non si nasce razzisti, lo si diventa”, sottolinea Thuram ritenendo che è una costruzione sociale che si trasmette di generazione in generazione fino a divenire “un’abitudine, un riflesso inconscio”. Il calcio, nella visione di Thuram, può servire a spezzare quest’abitudine, questo pregiudizio, data per scontata in quanto “dopo la scuola, il campo è il luogo più importante dove si educano i figli”. Ma il calcio è anche uno spazio pubblico, un teatro che permette di comunicare valori, in modo “esemplare”.