Consiglio comunale, il sindaco Matteo Lepore ha ricordato Nicola De Filippo

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Al termine il Consiglio ha osservato un minuto di silenzio

BOLOGNA – Il sindaco Matteo Lepore ha ricordato oggi in Consiglio comunale Nicola De Filippo, ex presidente del Quartiere Borgo Panigale e consigliere del Comune di Bologna scomparso ieri. Al termine il Consiglio ha osservato un minuto di silenzio.

Di seguito l’intervento del Sindaco.

“Oggi purtroppo siamo qui a ricordare una persona che tutti noi abbiamo conosciuto in quest’aula, nell’aula del Consiglio di quartiere di Borgo Panigale e nelle strade della nostra città. Chiaramente, quando si apprendono queste notizie così d’improvviso, si rimane attoniti di fronte a quanto la vita ci possa serbare delle sorprese così amare.

Ho avuto modo questa mattina di sentire la moglie Cinzia e di comunicare a lei e a tutta la famiglia il cordoglio dell’Amministrazione comunale, del Consiglio e di tutta la Giunta, perché Nicola era non solo una persona delle istituzioni: era un caro amico di tanti di noi, un compagno, come l’abbiamo definito proprio in queste ore. Insieme al capogruppo del Partito Democratico, Campaniello, abbiamo raccolto qualche ricordo, anche dalle cose che Nicola aveva scelto per raccontare di sé nell’ultima campagna elettorale.

In particolare, aveva scelto una frase importante di Paolo Borsellino per introdurre la sua presentazione: “Il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterla cambiare” e poi aggiungeva con parole sue: “La caparbietà e la passione che metto nel mio impegno politico e sociale agendo in prima persona su tematiche che sento e che vivo, mi permettono di mettere a frutto le esperienze e le competenze che ho maturato negli anni della mia Bologna, così come nella mia Napoli”.

Perché Nicola effettivamente era un bolognese ed era un napoletano, come tante persone che vivono nella nostra città. Persone che sono nate in una città e a Bologna hanno saputo ricostruire un legame fortissimo con una comunità.

Lui era arrivato a Bologna nel 1980, un anno importantissimo per la storia del nostro territorio; è stato dipendente del gruppo Trenitalia-FFSS, poi libero professionista del settore dell’abbigliamento e anche delegato Rsu, Filt Cgil, poi consigliere del Quartiere Borgo Panigale con incarichi di coordinatore della Commissione sport, scuola, attività produttive dal 1995 al 2009.
Fu poi presidente del Quartiere Borgo Panigale in un periodo lungo e importante, dal 2009 al 2016, e Consigliere comunale dal 2016 al 2021.
Era, certo, un uomo delle istituzioni: importantissimo il suo ruolo, anche legato alle attività sociali, culturali in un quartiere che veniva da un periodo lungo e importante governato da un altro presidente di Quartiere, Loris Ropa, quartiere che spesso si è vissuto come un altro Comune, un territorio vasto e importante ai confini della città, che noi ostinatamente, anche grazie alle tante persone che lo vivono e lo fanno partecipare, a partire anche da Nicola, abbiamo più volte detto non essere affatto la periferia di Bologna.

Borgo Panigale è un luogo con una grandissima identità, con un cimitero, con un centro civico, una biblioteca importante, delle infrastrutture che lo attraversano e lo fanno vivere e risplendere, e la Ducati, “la rossa di Borgo Panigale”, che io ho cercato più volte di far ribattezzare “la rossa di Bologna”, ma non ci sono riuscito. Perché in fondo Borgo Panigale è un luogo popolare, come tutti i luoghi popolari della nostra città, che attraverso la grande partecipazione e la militanza anche delle persone ha saputo nel tempo resistere ad un mondo che ci vuole cambiare, ci vuole stravolgere anche l’anima in fondo, ci vuole cambiare come persone che vivono la loro quotidianità e anche cambiare il modo di partecipare di questa città. Attorno a questo più volte con Nicola e con altri ci siamo soffermati.

È molto difficile affrontare il tempo presente in un mondo come questo molto legato all’individualismo, alla ricerca costante della visibilità, della competizione, del conflitto. Non dico in queste ore così tragiche della guerra e in questi due anni del Covid ovviamente. Anzi probabilmente le difficoltà di questi due anni ci hanno riportato anche ad avere un maggiore spirito di coesione e di comunità. Ma non solo nelle sfortune chiaramente ci si deve ritrovare. E non possiamo negare che la nostra sia un’epoca nella quale l’individualismo abbia preso il sopravvento, in particolare in politica questo l’abbiamo visto più volte. E Nicola non era fatto così, anzi era una persona allergica a tutto quello che in qualche modo nella politica e nelle istituzioni riportava la visibilità individuale e personale.

Mi ricordo un episodio in particolare, l’ho anche citato in un ricordo che ho scritto ieri sera. Lui non era più presidente di Quartiere e mi accompagnò insieme ad altri (io ero assessore) alla commemorazione dell’eccidio di Casteldebole, in quella particolare occasione alcune scuole del territorio erano state chiamate a partecipare e anche a raccontare di alcuni loro lavori. Al termine di quell’iniziativa così sentita dalle insegnanti e dagli stessi ragazzi Nicola mi avvicinò, mi prese sotto braccio, accompagnandomi per alcune centinaia di metri e l’obiettivo era non chiedermi qualche cosa, non propormi una cosa che lo riguardava, non dirmi che le cose in quel quartiere, da quando non c’era lui andavano peggio o meglio, non aveva nessuna rivendicazione da fare: voleva che quel grande patrimonio di valori, che era rappresentato da una commemorazione di fronte a un cippo, quel patrimonio di valori che le insegnanti erano riuscite a tramandare a quei ragazzi fosse considerato dall’Amministrazione comunale come qualcosa di importante da non dimenticare, da non sottovalutare.

Devo dirvi che di fronte alle tante commemorazioni e alle tante corone che noi ogni anno depositiamo, io spesso mi domando chi sarà in grado di continuare questo percorso, chi potrà nei prossimi anni radunare attorno a questi luoghi un numero importante di persone, di giovani, di anziani, la nostra comunità. Possono anche avere idee politiche differenti, ma una comunità vive di questo: vive della propria capacità di tramandare alle generazioni future un senso di identità, di partecipazione, di attaccamento e della cura del bene comune.

Bologna è una città particolare, speciale, dove alle commemorazioni partecipano persone che hanno anche ideali politici diversi, ma si riconoscono in quel gesto perché è un segno, è un simbolo. Senza questo tipo di partecipazione Bologna non sarebbe la stessa. E noi spesso perdiamo questo filo, perché siamo presi dalla nostra competizione quotidiana, dalle nostre urgenze. Siamo molto presi dalla politica sui social, da un modo diverso anche di organizzare la vita della politica di alcuni partiti che la portano avanti. Nicola in quel momento mi voleva dire una cosa diversa, prendendomi sotto braccio (perché lui ti prendeva sempre sotto braccio e poi ti tirava): che noi dobbiamo rimanere radicati in questa terra, nella comunità in cui siamo e che questi gesti, che ci sembrano a volte ripetitivi, erano esattamente questo. Non sono gesti nostalgici, sono progetti per il nostro futuro, quello che dobbiamo dare in qualche modo in eredità alle generazioni future.

E credo che la sua spinta ad andare avanti, anche nei momenti più difficili, fosse molto legata a questo. Non legata ad un’ideologia, tutt’altro: alla voglia concreta di sapere e di poter coltivare un futuro per la comunità cui lui era profondamente attaccato. In questo lui era anche molto rigoroso. Si arrabbiava quando le cose non andavano in questa direzione. Poi lo esprimeva a suo modo, con i suoi detti e i suoi proverbi. Te lo faceva capire in qualche modo. Quando parlava in napoletano, era perché lo facevamo arrabbiare veramente. Io credo che questo spirito in lui vada ricordato, debba essere un insegnamento che noi conserviamo non in modo nostalgico, in modo importante, perché le figure come la sua sono figure che possono rivivere nel modo in cui noi facciamo le cose.

In questo senso credo che dobbiamo, in particolare, recuperare e ricordare di lui il grande spirito di servizio verso le istituzioni, verso la comunità, verso il lavoro e verso gli altri. Lui conosceva palmo a palmo il suo quartiere, che era un quartiere difficile. In particolare dopo l’unificazione con la zona Reno è sempre stato molto difficile attraversare il fiume e tenere insieme tutto quanto. Nonostante questo, lui in diverse campagne elettorali, in diverse occasioni aveva avuto modo di portare me, come immagino altri, sicuramente anche il Sindaco Merola allora, nei luoghi dove era importante stare e in quei luoghi lui era riconosciuto. Riconosciuto come un punto di riferimento, una persona generosa.

In questi giorni avremo modo di partecipare alle esequie, avremo modo di ricordarlo, ognuno di noi con delle parole, con dei gesti, ma credo che in particolare alla moglie Cinzia, alle sue figlie Allegra e Gaia, oltre che il nostro cordoglio e il nostro abbraccio vada in particolare comunicato e poi coerentemente portato avanti il senso vero dello spirito di servizio che Nicola incarnava. In questo noi, eletti dai cittadini, penso che dobbiamo essere testimoni più fedeli e più importanti.
Per questo vi chiedo oggi di condividere insieme un minuto di silenzio in omaggio a Nicola De Filippo”.