Vasco Rossi: ecco i cittadini onorari di Modena

Velasco nel 1990, Schumacher nel 2001, Bodei nel 2007, Di Matteo e Pansa nel 2015

Vasco RossiMODENA – Negli ultimi 30 anni le Chiavi della Città, simbolo della cittadinanza onoraria conferita con la decisione del Consiglio comunale, sono state consegnate ad altre cinque personalità del mondo dello sport, della cultura e delle istituzioni.

Nel 1990 il sindaco Alfonsina Rinaldi le diede a Julio Velasco “per gli indiscussi meriti che ha saputo dimostrare nello sport da allenatore prima della squadra di pallavolo della città e poi della nazionale italiana”.

Il 6 febbraio 2001 fu invece il sindaco Giuliano Barbolini a consegnarle a Michael Schumacher “per i grandi meriti sportivi conseguiti nella stagione 1999-2000, con la conquista del titolo mondiale piloti di Formula 1 e per il determinante contributo dato alla conquista del titolo costruttori con le vetture della Ferrari. Tali vittorie – si legge nella pergamena consegnata per il conferimento – rappresentano un ideale passaggio di testimone tra quello che un grande modenese come Enzo Ferrari seppe costruire e chi, sostenuto impareggiabilmente da proprietà, maestranze e team sportivo, ha raccolto al meglio il suo insegnamento portando di nuovo al trionfo la casa del cavallino rampante, per la prima volta dopo la scomparsa del fondatore”.

Il 13 settembre 2007 fu il sindaco Giorgio Pighi a consegnare le chiavi della città a Remo Bodei “per i meriti di eccezionale rilievo culturale e sociale che ha acquisito a Modena curando la supervisione scientifica del Festival Filosofia, prestigiosa manifestazione che dal 2001 si svolge nella nostra città e nel suo territorio. Remo Bodei ha ricoperto ruoli di primo piano nella progettazione e nella rigorosa gestione culturale della manifestazione, il cui valore internazionale ha posto all’attenzione del vasto pubblico la città di Modena e la sua capacità di divenire capitale della cultura e luogo aperto alla conoscenza ed alla condivisione del sapere, favorendo l’incontro, straordinariamente partecipato ed appassionato, tra decine di migliaia di donne e uomini coi maggiori esponenti del pensiero e della cultura contemporanei. Grazie all’apporto di Bodei e all’eccellenza della formula del Festival, Modena ha messo in valore la propria dimensione di città che restituisce allo spazio della piazza l’antica pratica della democrazia che si fa discussione pubblica sul presente e sul futuro”.

Il 2 marzo 2015, il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, con la presidente Francesca Maletti, ha consegnato le chiavi della città al magistrato Antonino Di Matteo “per i meriti di eccezionale rilievo nella lotta alla criminalità organizzata. Il suo impegno decennale di magistrato inquirente, le indagini per trovare i responsabili e i mandanti delle stragi di mafia, l’incessante lotta per liberare questo paese dalla morsa delle criminalità organizzate lo hanno reso un simbolo dell’Italia che resiste, non si arrende alla violenza e reagisce, facendo prevalere la legalità. Un simbolo di quell’Italia che proprio nei momenti più difficili ha la forza e la capacità di rialzarsi e di reagire. Modena è una città Medaglia d’Oro al Valor Militare per la Resistenza – prosegue la rituale pergamena che accompagna le chiavi – e i valori di libertà, democrazia, legalità sono parte essenziale del carattere di questa città, che si ribella con forza a ogni tentativo di infiltrazioni della criminalità organizzata. Modena e la sua comunità sono quindi onorate di conferire la cittadinanza onoraria e le chiavi della Città ad Antonino Di Matteo, grate del suo straordinario e coraggioso contributo nella lotta alle mafie, e fiere di avere un nuovo cittadino così impegnato per la legalità del nostro paese”.

Nello stesso anno, il 21 settembre, a ricevere le chiavi della città è stato Alessandro Pansa, Capo della Polizia e direttore generale della Pubblica Sicurezza “per i meriti che le donne e gli uomini della Polizia di Stato hanno acquisito nel quotidiano impegno a difesa della legalità e per la sicurezza dei cittadini modenesi e del territorio. In anni di difficili e complesse trasformazioni economiche e sociali, segnati da fenomeni di caduta della legalità e di diffusa preoccupazione per la sicurezza delle persone e dei beni, la Polizia di Stato è stata in prima linea nell’azione di prevenzione e repressione dei comportamenti criminali e nel contrasto della penetrazione nel tessuto locale di organizzazioni di stampo mafioso. Durante i drammatici momenti delle calamità naturali, che con il terremoto prima e l’alluvione poi, hanno ferito il territorio, le donne e gli uomini della Polizia di Stato hanno manifestato, oltre l’alto senso del dovere, uno spirito di grande solidarietà verso le popolazioni colpite, che anche grazie alla presenza e all’aiuto delle forze dell’ordine hanno potuto risollevarsi e ripartire”.