Vandelli su tariffe urbanistiche: “Ora più uniformi, trasparenti ed eque”

L’assessora ha risposto all’interrogazione del consigliere Pellacani (FI)

MODENA – “L’adeguamento di alcune tariffe di servizi urbanistici per gli operatori non sono il risultato di una volontà di incrementare le entrate dell’Amministrazione, ma della necessità di rendere più uniforme, equo e trasparente un sistema che da tempo non era stato più sottoposto a ricognizione di tutte le procedure e prassi tariffarie applicate. Per quasi il 90 per cento delle pratiche edilizie, comunque, non ci saranno variazioni”.

Lo ha detto l’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli nella seduta del Consiglio comunale di giovedì 10 marzo rispondendo all’interrogazione di Giuseppe Pellacani di FI sull’aumento delle tariffe comunali del settore urbanistico.

Il consigliere ha richiamato il ritocco del Comune di una serie di tariffe in vari settori evidenziando che “mentre in generale le tariffe vengono mantenute inalterate o vengono ritoccate di poco, nel settore dell’urbanistica si assiste invece ad aumenti stratosferici che non hanno alcuna giustificazione di carattere amministrativo, ma rispondono unicamente all’obiettivo di fare cassa”. Ha quindi chiesto di conoscere “la ratio che ha portato a un aumento così marcato delle tariffe nel settore dell’urbanistica”, se si ritiene di favorire, con tali aumenti, gli investimenti dei cittadini modenesi nell’ambito, quanto il Comune prevede di incassare nel 2016 in più rispetto al 2015 con gli aumenti deliberati e “se non ritiene più opportuno e urgente rivedere una delibera di Giunta che sicuramente non va nella direzione del rilancio di un territorio che avrebbe bisogno di incentivi anziché di aumento di tariffe”.

L’assessora ha spiegato che “su pratiche che richiedevano un certo impegno degli uffici comunali veniva già applicata per analogia la tariffa di pratiche simili, a parità di attività e con rilascio di equivalente certificazione. Per trasparenza – ha proseguito – abbiamo ritenuto di mettere ordine sulle tariffe, con una prima operazione di riassetto delle procedure, che sono state catalogate per voci omogenee, e con l’introduzione di una maggiore equità: a fronte di un maggior lavoro degli uffici o valore dell’operazione abbiamo definito fosse dovuto un maggior contributo”. Vandelli ha però evidenziato che “il contributo richiesto all’utente è minimo rispetto al costo complessivo del servizio, che è composto dal costo delle strutture, delle utenze, degli strumenti e mezzi necessari, e del personale.

Il settore dell’Urbanistica – ha spiegato – conta circa 90 persone a fronte di diritti di segreteria che negli ultimi due anni ammontano a circa 500 mila euro, quindi con incidenza assai ridotta sul costo effettivo del servizio”. L’assessora ha poi precisato che la scelta fatta è stata quella di “non intervenire, se non in maniera minima, sui titoli principali dell’edilizia”. Ha infatti ricordato come la pratica della Cil asseverata, che conta oltre 3 mila pratiche all’anno, non abbia subito variazioni e come l’aumento per la Scia, che conta circa 600 pratiche, sia stata di 15 euro. Le altre pratiche ammontano a circa un centinaio. “Abbiamo uniformato le diverse voci che rientrano nella definizione di ‘nuova costruzione’ applicando a tutte gli stessi diritti di segreteria – ha precisato Vandelli – e gli incrementi più significativi sono stati apportati alle operazioni relative agli abusi edilizi, tenendo conto del maggior impegno richiesto agli uffici per l’accertamento di conformità o i condoni”.

Sul tema è intervenuto il consigliere del M5s Marco Rabboni, che ha evidenziato come “gli incrementi percentuali riguardino anche le pratiche per la riqualificazione edilizia, energetica o per altre attività di recupero. Mi chiedo – ha proseguito – se non è il caso, per certi tipi di attività, di prevedere l’esenzione da tariffe o la riduzione o mantenimento di importi scontati rispetto a quelli ordinari”.

Pellacani ha osservato che “di fronte a una quantità di aumenti di questo importo, non del 5 o 10 per cento, ma del 100 o 700 per cento, i casi sono due: o si è veramente lavorato fuori costo e fuori mercato negli anni passati o, a fronte di periodi con tassi di inflazione come quelli di questi anni, aumenti così significativi non trovano giustificazione. Concordo – ha aggiunto – sul fatto che, su alcuni tipi di attività che meriterebbero di essere sostenute, questi aumenti possono essere fortemente penalizzanti e disincentivanti”.

In chiusura di dibattito, l’assessora Vandelli ha precisato che “per tutta una serie di attività edilizie libere, ad esempio le manutenzioni ordinaria e straordinaria che non richiedono interventi su parti strutturali, non è previsto alcun contributo. Si iniziano a corrispondere somme – ha proseguito – nel momento in cui c’è una Cil asseverata, quindi quando comincia a esserci da parte degli uffici comunali una attività istruttoria, di archiviazione e di controllo dello svolgimento dell’attività edilizia”.