Lo CSAC partecipa all’Anno Internazionale della Luce proclamato dall’UNESCO

CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione PARMA – Lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione partecipa all’Anno Internazionale della Luce e delle tecnologie basate sulla luce, proclamato dall’UNESCO per il 2015, nell’ambito del programma di eventi promossi dall’Università di Parma, con la co-organizzazione di Comune di Parma e IMEM–CNR.

In questo programma si inserisce la mostra Luce. Scienza Cinema Arte, allestita al Palazzo del Governatore di Parma dal 14 novembre 2015 al 17 gennaio 2016. La sezione dedicata ad arte e fotografia, curata da Cristina Casero con Jennifer Malvezzi, comprende 80 lavori di matrice fotografica, film, video e installazioni, tutti incentrati sull’uso della luce, molti dei quali provenienti dallo straordinario patrimonio di oltre 12 milioni di pezzi dello CSAC. Dai suoi archivi provengono infatti i prestiti relativi alle opere di Cioni Carpi, Bruno Di Bello, Franco Grignani, Nino Migliori, Ugo Mulas, Germano Olivotto, Luca Patella, Concetto Pozzati, Luigi Veronesi.

La mostra trova il suo ideale ampliamento in una sezione, curata da Francesca Zanella, nel contesto straordinario dell’Abbazia di Paradigna, sede dello CSAC, dove saranno esposte le opere appartenenti alle collezioni CSAC dove la luce assume un ruolo centrale. Il racconto dispiegato dalle opere scelte per l’occasione mette in luce i nodi di una vicenda italiana che intreccia ricerca artistica, progettazione industriale, comunicazione di massa, indagine scientifica, e i numerosi riflessi tra un ambito e l’altro. I luoghi di approfondimento saranno nella sala delle Colonne e nella cappella Pittura Materia Téchne. Vediamo così la Macchina aerea di Bruno Munari (1930, in un multiplo del 1971) e, sempre di Munari, la minimale Lampada Bali (1958), quindi un’idea di ricerca estetica che si confronta con la scienza e la produzione di massa.

È possibile poi ricostruire il contesto della fondamentale mostra “Arte programmata”, concepita dallo stesso Munari e realizzata nel 1962, con opere riferibili a quel contesto: Struttura 301 e Specosfera di Enzo Mari (1956, 1965), Superficie magnetica di Davide Boriani, Strutturazione ritmica di Gianni Colombo, Schema luminoso variabile RR 66 di Grazia Varisco, Luce strutturata uno di Ennio Chiggio. Abbiamo poi Ensamble lumière et mouvement di Garcia-Rossi, Presenza non contaminata di Cioni Carpi. Nel percorso all’interno della chiesa nella rinnovata cappella Pittura Materia Téchne si confronteranno il cinetismo di Reflexion di De Marco, con l’attenzione alla qualità ottica dei materiali da parte di Getulio Alviani come in Superficie a testura vibratile, Superficie circolare e Superficie a tessitura vibratile esagono = cubo virtuale (1961, 1965, 1970), con Superficie Opaline (1975) di Enrico Castellani.

Ma i percorsi di luce all’interno del percorso espositivo della abbazia sono molteplici. Ad esempio sono da considerarsi riflessioni sullo spazio artistico che si nutre di elementi del quotidiano, lo spettatore che si riflette nell’opera Autostoppista viola di Michelangelo Pistoletto (1970) e la proiezione di luce che si fa costruzione di solida architettura in La porta con l’ombra di Giuseppe Uncini (1967). Queste e altre opere, assieme a quelle dislocate nell’esposizione di Palazzo del Governatore, ricevono un senso peculiare in rapporto, anche di prossimità fisica, con gli archivi dello CSAC, istituzione che proprio della interdisciplinarità e delle interconnessioni tra arte, comunicazione, funzione collettiva dell’immagine e ricerca linguistica ha fatto i fondamenti di una vicenda unica in Europa e nel mondo.