L’intervento del Vice Sindaco Gloria Lisi al convegno “Una vita per amare” nel decennale della scomparsa di don Oreste Benzi

_palazzo-del-municipio-riminiRIMINI – Si riporta di seguito l’intervento tenuto questa mattina dal Vice Sindaco con delega alla protezione sociale del Comune di Rimini, Gloria Lisi, al convegno “Una vita per amare” nel decennale della morte di don Oreste Benzi:

“Non sarà facile per me, oggi, mantenere un tono istituzionale; le mie non saranno, dunque, parole di circostanza, ma parole di cuore, legate ad una figura umana, sociale e di fede per cui non posso non nutrire un rispetto e stima profonda. Per ogni riminese, inoltre, don Oreste è e sarà sempre “qualcosa in più”. Me lo chiedo spesso; come può un piccolo uomo nato da una famiglia numerosa nella provincia riminese arrivare a “conquistare il mondo” e diffondere la sua opera sui cinque continenti?

La risposta non è semplice ne univoca, a me piace però sottolinearne un aspetto che sento più vicino di altri; la sua lotta, radicale, alle ingiustizie. Una lotta che si è nutrita della fede, della sua incrollabile fede, per agire nel mondo, con le persone, insieme agli ultimi, ai dimenticati, ai diseredati. Una coerenza di fondo che lo ha portato ad uno stile di vita intenso, senza mediazioni, che lo portava a contatto con i grandi leader del mondo così come con gli ultimi.

I temi della sua lotta, lo vediamo tutti ogni giorno, sono ancora tremendamente attuali: prostituzione, immigrati, nomadi. Lotte per cui pagò, già in vita, la diffidenza di molti che gli causarono amarezza, delusione, sofferenza. Ora tutti ricordano in coro le sue qualità, la sua tenacia, il suo dirompente ruolo sociale e nella società, ma da più parti, quando era in vita, anche in qualcuno della classe dirigente di allora storse il naso e visse questo suo attivismo sociale come un’invasione indebita dello spirituale in uno spazio politico che era più conveniente lasciare stare. Lui non era così, la fede in don Oreste era anche la forza a cui attingeva per incidere nell’oggi, dentro la società, alle “radici delle ingiustizie”, come diceva lui, per scardinarne i meccanismi e restituire ai poveri, ai diseredati, agli ultimi, giustizia, dignità, umanità. Non carità, ne tantomeno le briciole dei potenti, bensì autonomia, fiducia, orgoglio, consapevolezza di essere tutti uguali. Oggi glielo riconoscono tutti, all’epoca non fu così facile, è un aspetto da tenere sempre vivo quando tentiamo di attualizzare il suo pensiero nel mondo. Un pensiero scomodo, difficile e impopolare, oggi come allora, ma sempre necessario e urgente.

E’ proprio questa la sua grandezza, aver unito il cielo alla terra, la contemplazione all’azione, lo spirito al corpo. Sono passati dieci anni, un’enormità, mi sembra di vederlo ancora qui con voi. La sua d’altronde è una presenza che continua tutti i giorni nelle gambe della sua Comunità e nel cuore di tanti riminesi. Il suo è un frutto maturo e questo evento lo dimostra una volta di più; è maturo perché vivo, non è storia, non è museo, non è ricordo, ma è ancora lotta quotidiana contro le ingiustizie. Quelle purtroppo non terminano mai e, finché ci sono, ci sarà un buon motivo per amare il don e seguire il suo esempio”.