La popolazione invecchia e aumentano le fratture al femore

Più di 100mila in un anno: l’allarme dei chirurghi ortopedici. Il professor Giancola del San Pier Damiano Hospital di Faenza: “Con le nuove metodiche il paziente viene rimesso in piedi il giorno dopo l’intervento”

Prof_GiancolaPer l’Istat nel 2032 ci saranno oltre 17 milioni di italiani over 65. Un invecchiamento della popolazione che corre di pari passo all’aumento delle malattie correlate a questa specifica fase della vita: ad iniziare dalle problematiche muscolo-scheletriche, ma anche disfunzioni fisiologiche, dal diabete ai problemi cardiaci o polmonari.

Uno dei temi di grande attualità in chirurgia ortopedica è l’indicazione delle metodiche applicate alle fratture del femore. Fratture che assieme a quelle vertebrali, di polso e omero rappresentano l’esito secondario più nefasto provocato dall’osteoporosi. In Italia ogni anno vengono trattate chirurgicamente circa 100mila fratture prossimali del femore negli anziani e la metà di queste fratture sono pertrocanteriche: nello specifico si chiamano pertrocanteriche quelle fatture “più laterali” dell’osso, verso il grande trocantere.

Questi traumi oggi sono trattabili con l’innesto di placche mininvasive – quindi a minor disagio psicofisico e ridotto sanguinamento – o con i chiodi endomidollari.

“Laddove il quadro clinico lo consente – spiega il Professor Rinaldo Giancola Specialista in Ortopedia e Traumatologia e Direttore del coordinamento dell’area di Ortogeriatria di San Pier Damiano Hospital – adottiamo la placca mininvasiva che migliora il risultato in fatto di sintesi della frattura – con maggior rispetto dell’anatomia – e grandi opportunità di rimettere in piedi il paziente già dal giorno successivo all’intervento. In alternativa alla placca, la moderna chirurgia ortopedica dispone altresì dei cosiddetti chiodi endomidollari, il cui utilizzo prevede un’interventistica meno “dolce”, fermo restando i casi in cui non è praticabile altra metodica, e permettono comunque una rapida ripresa funzionale. Nell’80% dei casi per fratture pertrocanteriche viene impiegata la placca mininvasiva, mentre i chiodi endomidollari riguardano il restante 20%”.

“Quando si ricorre alla placca mininvasiva (realizzata in acciaio) – spiega sempre Giancola – si pratica un’incisione non più grande di 3 centimetri attraverso la quale inseriamo il “dispositivo” che poi viene fissato, con alcune viti ad hoc e mediante un apposito sistema esterno, sia al collo femorale sia alla diafisi. Quindi sintesi forte e solida, taglio contenuto e ridotto sanguinamento. Terminata l’operazione e rimesso in piedi il paziente non occorre predisporre una terapia farmacologica di supporto. Se il paziente è in cura per malattia osteoporotica si consiglia la terapia di riferimento e null’altro”.

Le problematiche muscolo-scheletriche sono spesso solo la punta dell’iceberg della terza età che si caratterizza anche per altre disfunzioni fisiologiche, dal diabete ai problemi cardiaci o polmonari.

L’inquadramento clinico e strumentale del paziente geriatrico, dall’arrivo in ospedale fino alla procedura chirurgica vera e propria, rappresenta un altro tema di pressante attualità: “Normalmente – precisa sempre Giancola – se un anziano manifesta fratture ossee o problemi degenerativi dell’apparato scheletrico deve andare più volte e spesso in strutture sanitarie diverse per effettuare esami di diagnostica e sottoporsi alle visite degli specialisti, con dispendio di tempo ed energia. In San Pier Damiano Hospital invece abbiamo un approccio integrato, multidisciplinare e multiprofessionale per le patologie dell’anziano. Con l’Ortogeriatria – l’Ortopedia dedicata al paziente geriatrico – valutiamo fin da subito il quadro d’insieme e fin dall’accoglienza il paziente “senza spostarsi” e nel minor tempo possibile viene visitato dai diversi specialisti, ottenendo in tempi ridotti diagnosi, accertamenti, intervento (se necessario), ricovero e recupero postoperatorio. Con questa “modalità” il paziente ortopedico anziano è al centro di un percorso a 360 gradi che si traduce in benefici sia dal punto di vista psicologico che fisiologico”.

GVM Care & Research

San Pier Damiano Hospital è un ospedale polispecialistico accreditato S.S.N che fa parte di GVM Care & Research, gruppo fondato e presieduto da Ettore Sansavini, opera nei settori della sanità, della ricerca, dell’industria biomedicale e delle cure termali, con obiettivi di assistenza specialistica, prevenzione medica e promozione del benessere e della qualità della vita. Cuore di GVM Care & Research è la rete integrata di 24 Ospedali, molti dei quali di Alta Specialità, e 4 Poliambulatori, presenti in 9 regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia, Campania e Sicilia. La sede di GVM Care & Research è a Lugo (Ravenna). L’esperienza e le competenze sviluppate negli anni hanno posizionato GVM Care & Research come polo d’eccellenza nel panorama sanitario italiano soprattutto per Cardiologia, Cardiochirurgia, Elettrofisiologia ed Aritmologia, Ortopedia, Neurochirurgia, trattamento del Piede Diabetico.

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PR