Giorno del Ricordo, l’intervento della vicesindaco Marilena Pillati a conclusione del Consiglio solenne

Comune di BolognaBOLOGNA – Di seguito l’intervento della vicesindaco Marilena Pillati, a conclusione della seduta solenne dedicata al Giorno del Ricordo 2018:

“Saluto e ringrazio tutte le autorità civili e militari per la loro presenza, le signore consigliere e i signori consiglieri, i colleghi di Giunta e tutti i gentili ospiti.
Desidero rivolgere un saluto di vicinanza autentica a Marino Segnan e a tutti i componenti dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che ringrazio, per il lavoro che da sempre svolgono per contribuire a fare Memoria, ogni giorno. Un ringraziamento particolare a Lucia Bellaspiga per il suo appassionato intervento, che ci ha voluto regalare, e che ci aiuta a fare memoria. Ancora, voglio rivolgere un saluto affettuoso alle ragazze e ai ragazzi delle scuole e ai loro insegnanti. Vi ringrazio per essere qui con noi oggi, ma soprattutto per il lavoro che hanno fatto per approfondire questa parte della nostra storia nazionale.
Una parte della nostra storia così vicina per quanto riguarda gli anni che ci separano dai fatti eppure così poco conosciuta e ancora avvolta dalla confusione che, spesso colpevolmente, l’ha circondata.
Anche momenti come questo, in cui il nostro Consiglio Comunale è riunito in forma solenne, possono aiutare a conoscere e comprendere quella storia e allora volentieri provo a tirare le conclusioni di questa mattinata, pensando anche alle parole di Lucia Bellaspiga, alla sua vicenda personale che ha saputo e voluto trasformare in insegnamento per tutti.
E allora per prima cosa credo che dobbiamo tutti fare un passo in avanti l’uno verso l’altro nel rispetto della verità.
Le Foibe sono state il “frutto di una pianificata volontà di epurazione su base etnica e nazionalistica”. Sono le parole che ha usato pochi giorni fa il capo dello Stato. Il presidente Mattarella le ha pronunciate nell’aula del Senato. Partiamo da qui, da una frase semplice ma che ci deve tutti accomunare.
A quella violenza poi, lo sappiamo e lo abbiamo ricordato oggi, seguì l’esodo di donne e uomini che compresero presto come quella non poteva essere più la loro terra.
Se proviamo a immedesimarci nelle storie di queste persone, che si sono trovate costrette a chiudere una porta sul proprio passato senza nessuna scommessa sul proprio futuro, capiremo quanto atroce deve essere stato l’effetto dello sradicamento dal proprio vissuto.
Il treno che portò molte di queste persone nella nostra città, lo ha ricordato marino Segnàn poco fa, non venne accolto con il calore che avrebbero meritato.
E’ vero, ricordiamolo, ci fu una reazione che non ha fatto onore a una città come Bologna, città medaglia d’oro al valore civile e medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza.
Lo ricorda anche la lapide che fu apposta, non senza polemiche, sul primo binario della stazione nel 2007: “Nel corso del 1947 da questa stazione passarono i convogli che portavano in Italia esuli istriani, fiumani e dalmati: italiani costretti ad abbandonare i loro luoghi dalla violenza del regime nazional-comunista jugoslavo e a pagare, vittime innocenti, il peso e la conseguenza della guerra di aggressione intrapresa dal fascismo. Bologna seppe passare rapidamente da un atteggiamento di iniziale incomprensione a un’accoglienza che è nelle sue tradizioni, molti di quegli esuli facendo suoi cittadini. Oggi vuole ricordare quei momenti drammatici della storia nazionale. Bologna 1947-2007. Comune di Bologna e Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia”.
Bisogna ricordare ma, ancora prima, bisogna sapere. E sono convinta che sulla vicenda delle Foibe e dell’esodo la chiave vincente sia proprio quella della conoscenza. Una volontà di conoscenza che sia reale e genuina e non mediata da interessi politici che inquinano la comprensione autentica. Una volontà di conoscenza come quella che sicuramente avete voi care ragazze e cari ragazzi e vi ringrazio ancora per la vostra presenza e il vostro lavoro.
Ricordare, fare memoria è importante ma non basta, perché se vogliamo che la storia insegni, dobbiamo andare a fondo e capire le ragioni che hanno reso possibile ciò che è accaduto.
Non si tratta, e lo voglio dire con chiarezza, di mettere sullo stesso piano le foibe e la shoah. Non ci interessa pesare i morti, contare le vittime. Si tratta di inquadrare quello che è successo in una dimensione storica corretta, riconoscendo in quella tragica vicenda la stessa matrice che accomunò tante parti d’Europa nelle persecuzioni di donne, uomini, bambini.
Voglio a questo proposito richiamare le parole che Anna Finocchiaro ha usato alcuni giorni fa nell’Aula del Senato. “Totalitarismi, ferocia nazionalista, violenza ideologica, discriminazioni, odio, che percorsero, fratturandola per decenni, l’Europa possono davvero essere compresi solo se la lettura di quel pezzo di storia non incontra parentesi di oblio.
Non possiamo, dunque, accettare il rischio che non sia possibile conoscere la storia, per quanto complessa, perché ognuno si ostina a conservare la propria narrazione.
Sul confine orientale italiano, in Istria e Dalmazia hanno vissuto per secoli popoli, culture e religioni diverse. Andare a scavare in quelle storie personali e familiari, andare a conoscere fino a che è possibile – e lo sarà veramente ancora per poco – le testimonianze dirette delle persone ci può restituire certamente il racconto di una situazione molto complessa, che le tante testimonianze di esperti che sono intervenuti in quest’Aula in questi anni ci hanno aiutato ad approfondire, una situazione nella quale hanno agito diversi fattori e il denominatore comune è stato il nazionalismo.
Vi invito, quindi, cari studenti a fare sempre grande attenzione, e sono sicura che lo sarete grazie anche ai vostri insegnanti, a non accontentarvi mai di ciò che si può cogliere fermandosi alla superficie, ad approfondire lo studio storico che è importante e bellissimo soprattutto quando, come in questi casi, può contare ancora sui racconti diretti dei testimoni o di chi, come marino e Lucia, è cresciuto in quella memoria.
Con questo augurio, quello di un approfondimento critico e libero che la tragedia delle Foibe e dell’esodo sollecita credo in modo particolare, vorrei chiudere questa seduta solenne del Consiglio Comunale e ringraziare ancora una volta tutti per aver voluto partecipare con noi”.