Categorie: Attualità Emilia RomagnaModena

Consiglio comunale di Modena unito sulla tutela del vino “Lambrusco”

L’Aula ha approvato all’unanimità tre ordini del giorno che chiedono azioni volte a salvaguardare la tipicità del prodotto delle province di Modena, Reggio e Mantova

MODENA – Mettere in atto tutte le azioni possibili di tutela del vino Lambrusco tipico della provincia modenese. È quanto chiedono tre ordini del giorno approvati all’unanimità dal Consiglio comunale di Modena nella seduta di giovedì 28 gennaio.

La Direzione generale per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale della Commissione europea ha espresso l’intenzione di modificare il regolamento sull’etichettatura dei vini, con la conseguenza di consentire a tutti di utilizzare marchi che non abbiano una chiara connessione per geografia o per storia a una località, come ad esempio quello del “Lambrusco” depositato in modo collettivo dai consorzi delle province di Modena, Reggio Emilia e Mantova, ma senza riferimento nella denominazione alla località.

Il primo ordine del giorno, presentato dal capogruppo di FI Andrea Galli, richiama appunto tale intenzione della Direzione generale per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale della Commissione europea “di modificare le norme sull’etichettatura dei vini su impulso di alcune nazioni produttrici di vini quali Spagna e Portogallo” e chiede di “sollecitare i deputati europei eletti dal Collegio in cui rientra il territorio modenese, così come il Governo nazionale, a intraprendere ogni azione utile a tutelare la tipicità locale salvaguardando la territorialità produttiva originaria del vino lambrusco”.

Il secondo ordine del giorno, presentato dal M5s e illustrato dal capogruppo Luca Fantoni, chiede di “impedire che venga stravolto l’attuale quadro normativo e di evitare che si realizzi una indiscriminata liberalizzazione dell’utilizzo della menzione di un vitigno fino ad ora regolamentato”. La mozione domanda quindi di individuare “una opportuna correzione legislativa che dia piena, effettiva e definitiva tutela al carattere locale e alla peculiarità del vitigno Lambrusco e delle produzioni vinicole DOP e IGP che da esso prendono il nome, rafforzandone il vincolo reciproco e con il territorio di cui sono originarie, e scongiurando il rischio di un pronunciamento giudiziale che li privi dell’adeguata protezione”. Il documento verrà inviato a questo scopo al Commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, ai presidenti delle Commissioni agricoltura della Camera dei Deputati e del Senato, ai presidenti delle Regioni Emilia-Romagna e Lombardia, e agli organi di informazione locali e nazionali.

L’ordine del giorno del Pd, presentato dal capogruppo Paolo Trande in corso di seduta e che verrà a sua volta inviato ai vari livelli, chiede al Comune di “cooperare con le altre Istituzioni territoriali e nazionali, con i parlamentari europei, con le organizzazioni consortili, economiche, sindacali al fine di contrastare efficacemente la proposta di nuova regolamentazione UE sulla denominazione dei vini”. La mozione sollecita ad “adoperarsi, nel caso l’UE persista nell’intento di una modifica normativa, affinché questa vada nel senso di una piena, effettiva e definitiva tutela della originalità ed esclusività di associazione della filiera viti-vinicola del lambrusco DOP e IGP con i territori storicamente vocati alla sua produzione”. Chiede quindi ai parlamentari europei e nazionali modenesi “di affiancare la Regione Emilia-Romagna, la Provincia, il Comune di Modena e gli altri che si sono espressi nella stessa maniera nel contrasto alla liberalizzazione indiscriminata proposta dalla UE”, in modo da evitare “la potenziale proliferazione di etichette a livello comunitario con conseguente danno alla tutela del consumatore rispetto alla chiarezza di informazioni sui prodotti e le filiere produttive”, il danno in termini di competitività e strategie di crescita ai sistemi territoriali che hanno investito nella tutela, nella valorizzazione e nella promozione dei propri patrimoni varietali e della biodiversità”, la fragilità delle strategie di crescita derivanti dal favorire politiche agricole di tipo speculativo e legate alle tendenze momentanee e volatili del mercato, a scapito di percorsi di sviluppo inclusivi e sostenibili in grado di affermare sul mercato le filiere territoriali europee”.

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