Commemorazione dei Caduti per la Patria, il discorso del sindaco Dosi

PIACENZA – Commemorazione dei Caduti per la Patria, il discorso del sindaco Dosi:

“In questa ricorrenza che assume, per ciascuno di noi, il senso di un intimo e privato raccoglimento nel ricordo dei nostri cari defunti, rendere onore ai Caduti per la Patria significa conferire, a quello stesso commosso dolore, un’ufficialità che è simbolo di condivisione, di un’identità comune le cui radici affondano nella Storia del nostro Paese.
Nei nomi incisi sul marmo e nelle fotografie appannate dal tempo non cerchiamo la retorica dell’eroismo, ma siamo qui per tributare un riconoscimento doveroso e sincero a coloro che hanno sacrificato la propria vita per un ideale più grande, nel nome di una speranza per le generazioni future, inseguendo un anelito di libertà e coerenza che non si è piegato neppure di fronte alla morte.
Piangiamo, tra queste lapidi ornate da fiori che esprimono affetti mai sopiti, la crudeltà e la devastazione delle grandi guerre che hanno mandato al fronte vittime innocenti, separato per sempre intere famiglie, violato i legami più profondi, sventrato case e città nel nome di ideologie che hanno sopraffatto la dignità e i diritti umani. Spesso senza che gli uni riuscissero davvero a identificare chi fossero gli altri. Quali i nemici, l’obiettivo da conquistare, il confine da varcare?
Ce lo chiediamo noi stessi, durante questa cerimonia che ci impone, mentre rievochiamo il passato, di riflettere su un presente segnato dal massacro di intere popolazioni e da violenze indicibili propugnate nel nome della religione, del totalitarismo, del conflitto tra fazioni interne a uno stesso territorio. Ed è la stessa domanda, che ritorna prepotente e disperata, oggi come ieri: perché? Non sempre possediamo gli strumenti per rispondere, ma sono convinto che abbiamo il dovere di cercarli e di continuare a porci lo stesso interrogativo, proprio a partire da circostanze come quella che ci vede qui riuniti, in un luogo di così alta valenza simbolica. A rimarcarne l’urgenza sono le storie delle persone cui oggi rivolgiamo il nostro pensiero. E’ la memoria collettiva che siamo chiamati a difendere. E’ il bisogno di consapevolezza che occorre per poter costruire una società migliore.
Mi sento di ribadirlo con determinazione ancora maggiore qui, a pochi passi dal muro dove vennero fucilati, per mano fascista, 17 partigiani che pagarono con la vita il loro coraggio e la loro lotta per la democrazia. Abbiamo seguito, stamani, un percorso che nella ritualità della cerimonia ci conduce ogni anno al cospetto di concittadini – e non solo – il cui insegnamento è anche questo: non lasciare che la loro morte, così come quella di tanti innocenti in tutto il mondo, sia stata vana. Non dimenticare vuol dire custodire la loro testimonianza come patrimonio della nostra coscienza civile, certo, ma significa anche non restare indifferenti a ciò che anche ora, mentre parlo, sta accadendo altrove.
La Siria. Il dramma dei rifugiati. Il terrorismo nel cuore dell’Occidente. Ogni forma di prevaricazione fondata su presupposti di razzismo o di discriminazione su basi etniche, religiose, politiche. Se non possiamo accettarlo non è solo per indole, per questioni culturali o per convinzione morale, ma perché a impedircelo sono le nostre stesse radici. E’ la nostra Storia. Sono i Caduti che oggi ricordiamo e ai quali rendiamo omaggio con una presenza non vacua, non formale, non fine a se stessa. Portando dentro di noi, oltre quel cancello, la convinzione che non debba accadere mai più e l’impegno a farcene garanti, ciascuno per quel che potrà dare. Grazie a tutti.”